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Che dire... Quando ti ritrovi incastrato dal tuo ‘capo’ ad affrontare un album così sai che non sarà facile, e personalmente non lo è per questi motivi di fondo: Primo, Dargen D'amico è uno dei migliori rapper-cantautori-parolieri-cantastorie italiani in circolazione; secondo, io sono un suo grande fan (e degli altri rapper-cantautori-parolieri-cantastorie italiani in circolazione); terzo, questo è veramente un album difficile, da comprendere, da assimilare e sopratutto da provare a raccontare. A dire il vero questo non è neppure un album, o meglio: non ne ha almeno la classica forma, ma sono due brani, Nostalgia Istantanea e Variazioni Sul Tema Nostalgia Istantanea, rispettivamente di 18 e 20 minuti che, come è scritto nella copertina del disco, “girano a 100 bpm e le parole sono state scritte nei momenti che precedono/seguono immediatamente il sonno”. Dargen si dà il la da solo: comincia questo racconto con parole semplici, chiede una parola qualsiasi per iniziare il suo viaggio e da lì, da questa semplice richiesta, partono le immagini, i racconti, le riflessioni che precedono/seguono il suo sonno e che spaziano da ricordi privati, pensieri intimi, grandi concetti astratti con piccoli problemi concreti e considerazioni personali del mondo che ci circonda, in ogni sua forma e sfumatura possibile e immaginabile, e credo anche qualcuna in più. Ho ascoltato e riascoltato questo album diverse volte, cercando di appuntarmi le rime più significative per magari riproporle qui ma, vista la decina che ho individuato nei primi sei minuti, ci ho rinunciato: non sono solo le più classiche frasi/rime con doppio/triplo significato, i giochi di parole e i diversi livelli di interpretazioni ai quali Dargen ci ha abituato. Qui, pur mantenendo il suo stile, c'è in più uno scorrere continuo e profondo di visioni, emozioni, spunti per riflessioni più o meno riusciti ma sempre coinvolgenti, immersi in questo gioco continuo di sonorità e concetti, di significante e significato che Dargen incastra con la consueta classe del fuoriclasse (perdonate il misero gioco di parole). Il tutto sopra una base che ha personalità pur restando funzionale alle parole, facendo spiccare ancora di più questo incredibile mosaico di parole in musica. Semplificando: credo sia un piccolo capolavoro. Cos'altro dire... Vive le Parole, Viva Dargen D'amico.
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