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Low Frequency Club
Mission
2012
Foolica records
di Daniele Bagnol
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Dopo l’apprezzatissimo “West Coast”- l’ ottimo esordio partorito nel 2010 - e tanti tanti impegni in Italia e all’estero, ecco che i Low Frequency Club ritornano in gioco con questo secondo episodio targato Foolica Records. Al primo impatto “Mission” lascia davvero spiazzati: dimenticatevi le atmosfere fluorescenti da indie dancefloor che caratterizzavano il fratello maggiore, il nuovo arrivato al contrario presenta una dimensione più underground e buia. Le pulsazioni sonore rimangono profondamente elettro, trasferendo però i riferimenti al cuore degli anni ’90 (nello specifico la prima metà del lavoro, sugli scudi di Buried Animals e Burn in Hell), per poi ripiegare vertiginosamente nella seconda parte nei pieni anni ’80, con cascate di synth che si intrecciano coi ritmi sincopati come in John. Ma se, come detto, al giro di boa l’ effetto per l’ascoltatore è quello di rimanere spiazzati, la reazione seguente che porta fino alla conclusione segnata dai sei minuti e spicci della chimica e siderea Mission (l’antitesi dei battiti cardiaci di Intro) è di puro stordimento. In modo coerente con l’intera produzione, il minimo comun denominatore è incarnato infatti da tracce che presentano un cuore più artificiale ed un’anima plastificata: una sorta di sogni lucidi, quasi tormentati in cui, come ci suggeriscono gli stessi LFC, le immagini prendono prepotentemente il sopravvento sulla musica. Nonostante qualche segno di affaticamento verso la fine, “Mission” è davvero l’altra faccia della medaglia di “West Coast”, il suo lato più oscuro e misterioso.
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05/07/2012 -
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