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Direttamente dall'altra parte del mondo, ossia Kuli'ou'ou & Kailua, Hawaii, si catapulta a casa mia il cd di questa band a me praticamente sconosciuta, ma penso sia veramente poco conosciuta anche in Italia, e per diverse cause rimane chiuso nel cassetto per un po' finché non salta fuori giusto nei giorni più caldi e solari che ci siano anche qui nel triste e grigio nordest. Cercando loro notizie su internet scopro che nel 2010 con il loro omonimo album d'esordio, e per giunta autoprodotto, finisce fra i primi 10 della classifica Reggae di Billiboard e si portano a casa il premio Album Reggae dell'anno su iTunes. Non male come biglietto da visita. Fondamentalmente sono quattro musicisti che sono anche quattro cantanti e quattro cantautori, un gruppo vero insomma, nel quale tutti collaborano in tutte le fasi del processo creativo. Nel loro secondo album, quello che ci si aspetta della consacrazione, i The Green, riprendono il loro classico stile (che in realtà di classico ha ben poco visto il modo con il quale re-interpretano e ri-formulano il genere) che è un Reggae mescolato e rielaborato principalmente con influenze Pop, Soul, R&B. Un vero tuffo nei colori per i The Green: dalle tonalità classiche del Reggae, che sono le loro radici e alle quali si ispirano costantemente, al colori più tenui del Pop, a quelli più caldi del Soul, a quelli più brillanti dello Ska. Ritmi avvolgenti e coinvolgenti, cambi di tempo, accelerate, rallentate, tipici ritmi in levare (Love Is Strong) accompagnati dagli immancabili fiati (Trasparent People) si alternano a synth elettronici, a schitarrate e soli più distorti (Love & Affections) a fasi più black tipiche dell'R&B (come nella meravigliosa coda di Decisions) non dimenticando anche parti più Pop, ma di quel pop irresistibile, bello, curato e melodico (Gotta Be). E spesso questi stili si mescolano nella tavolozza all'interno della stessa canzone (in Keep On, Ways & Means e Travlah, per esempio). Nei loro testi invece raccontano e descrivono la vita e l'amore che provano per le loro isole, vere dichiarazioni d'affetto e a volte anche dure rivelazioni e denunce che ben poco hanno a che vedere con la visione classica del paradiso naturale che tutti noi abbiamo delle Hawaii. Testi che però hanno sempre come base il messaggio positivo di pace e di rispetto che tutti dovremmo avere nei confronti degli altri. Un bellissimo album Reggae quindi che non è solo questo, che fa di questa varietà cromatica il suo vero punto di forza e che questi ragazzi miscelano con la più normale naturalezza. Un album che piacerà a tutti quelli che pensano sotto sotto che “sì il Reggae è bello ma dopo un po' annoia”, qui ce n'è da non annoiarsi. Cercateli, ascoltatevi, fatemi sapere che ne pensate, ma non sperate di vederli in Italia – e in Europa - troppo presto, nel loro facebook compare questa triste riga: “Booking: Worldwide (Excluding Europe)”.
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