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The Peawees
Leave It Behind
2011
Wild Honey Records
di Antonella Castaldi
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Ma chi ha detto che il rock è morto? Sicuramente non sarà più un genere così in voga come lo fu soprattutto negli anni ‘50 e ’60, in cui il rock non era solo musica, ma anche un manifesto, un movimento di massa ecc., tuttavia – e per fortuna – ci sono degli ottimi eredi che salvano degnamente il genere da un oblio che in molti, per oscure ragioni, si aspettano o bramano. Non si contano sulle dita di una sola mano i gruppi che ancora rifiutano di dissetarsi alle sorgenti del Lete, e tra questi sono da menzionare certamente i Peawees che sembrano ricevere il testimone direttamente dalle mani di Elvis, Chuck Berry e Buddy Holly, per citarne solo alcuni. Sembra incredibile, quando li si ascolta, pensare che questa band abbia una formazione Made in Italy: le sonorità americaneggianti con screziature punk, gli assolo di chitarra elettrica, gli improvvisi cambi di ritmo del più tipico rock, i testi interamente in lingua inglese composti dal cantante Hervè Peroncini impediscono di associare i Peawees al panorama musicale nazionale, eppure i quattro componenti del gruppo sono tutti liguri e suonano spesso “live” nella città da cui provengono e in cui si sono formati nell’ormai non molto vicino 1995: La Spezia. Non c’è da meravigliarsi dunque se hanno trovato ampi consensi proprio negli States. Con ”Leave it Behind” i Peawees sono al loro quinto album e dimostrano di possedere una grande consapevolezza di sé e del loro percorso, ma soprattutto dimostrano di avere una grande energia – ben dosata- di cui risente tutto il loro lavoro, ed in particolare brani quali Food For My Soul, Gonna Tell, Good Boy Mama. L’unica minuscola ombra che oscura l’album può essere cercata forse nell’impianto tonale e ritmico dell’insieme delle tracce che può risultare a tratti monotono ad un orecchio poco attento, ma per il resto “Leave it Behind” è un lavoro degno di approvazione. Un ultimo dovuto richiamo è alla particolare copertina dell’album che riporta il dipinto “To beauty” (1922) del celebre pittore espressionista Otto Dix. Una conferma del fatto che i Peawees sono particolarmente attenti anche all’immagine e all’aspetto artistico del loro lavoro.
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28/07/2012 -
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