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Milk Maid
Mostly No
2012
Fat Cat
di Daniele Bagnol
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I mancuniani Milk Maid sono arrivati al secondo disco dopo il buon debutto di “Yucca”, continuando sulla stessa strada e confermando quanto di buono fatto: perché anche questo “Mostly No” qualche perla la tira fuori. Stilisticamente vicini alla prima fase della band dei fratelli Reid, i Milk Maid riescono qui a trovare un equilibrio in bilico costante tra un’aura uggiosa ed un suono più ottimistico: un’esplosione di melodie che parte dalla Manchester più cupa per attraversare l’oceano e raggiungere la costa californiana. Provare per credere ad ascoltare il singolo trascina album “Summertime”, un incastro perfetto di fuliggine industriale, chitarre candeggiate e songwriting in stile Jefferson Airplane. Ma Martin Cohen e compagni dimostrano anche grande furbizia, masticando a dovere le influenze assorbite negli anni (Manchester su questo diventa una vera e propria carta d’identità) senza mai allontanarsene troppo: non certo un elemento di novità, ma senza dubbio stuzzicante quanto basta. Poi c’è l’altra abilità dei Milk Maid, cioè quella di alternare anche momenti più easy producendo melodie brevi ed accelerate, cosiddette sweet pop come Do Right e Drag To Find, mantenendo sempre un lirismo al limite del dark. Elementi comuni di tutto il disco risultano essere quel tocco di home-production che lo dipingono quasi intimamente garage, oltre a qualche deriva chitarristica psichedelica (Picture of Stone o Dopamine), ma alla fine emerge sempre qualche strozzatura che pare renderlo incompleto (Bad Luck).
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20/08/2012 -
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