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Dola J. Chaplin
To The Tremendous Road
2012
Volume! Records
di Marzia Picciano
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L’esordio di Dola J. Chaplin per molti versi rispecchia un cliche’ che da qualche tempo ha cominciato ad essere un vero e proprio modus vivendi topico dell’hipster medio: quello del busker in giro per qualche statale deserta e desertica nel centro degli Stati Uniti, munito di banjo, sigarette e tanta voglia di andare. Un clichè ben riuscito ed efficace, pronto a soddisfare il nostro desiderio di immaginare una vita on the road. Non manca proprio nulla: natura bohemien e vagabonda, malinconia dei primi accordi (prendi Sails) sdrammatizzata immediatamente in un’ammiccante se non scanzonata rassegnazione - e qui prendi What I Care ). Dola è a suo agio nei mood piu’ folk e blues americaneggianti, tra Springsteen e James Taylor e di certo ricorda molto nel suo intento i suoi contemporanei (di certo piu’ periti in termini di dischi sfornati), come i The Tallest Man On Earth ma anche i The Low Anthem o i piu’ goliardici Deer Tick. Anche, per parlare di simili talentuosi songwriter del belpaese, si discosta poco da cantautori folk come Bob Corn. ”To The Tremendous Road” è proprio questo. Una piccola costellazione di dodici perle, tra cui spicca una toccante ed appena toccata Nothing To Say che raccontano un viaggio, o almeno un tentativo di viaggio – quello di Dola tra Londra e USA, dove ha cominciato a muoversi. E’ un disco autobiografico, ma che ha saputo sapientemente trasportare in musica note e tonalità che possono muovere un artista per la sua strada, sia che si tratti di quella metaforica interiore individuale, sia che si tratti di una Route abbandonata persino dai più squallidi motel. Alla fine di ogni pezzo c’è la sensazione di qualcosa che ritorni, e rimanga immobile e fissa come è la strada sotto le nostre suole distrutte: è il ritorno costante di un motivo: “I don’t care about money, money don’t care about me”(What I Care, singolo già in rotazione su decine di radio italiane). Così costante da ripetersi anche in coda all’album stesso, in un reprisal stanco e lento sulle ultime corde da muovere. Quelle del nostro cuore sono già ben che mosse.
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22/08/2012 -
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