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12 anni. Ne è passata di acqua sotto i ponti della musica e di note nell'aria prima di vedere un altro album dei Dead Can Dance, eppure sembra quasi ieri che abbiamo potuto ascoltare le loro melodie trascendenti. C'è proprio bisogno di dirlo: la musica di questo duo, formato da Lisa Gerrard e Brendan Perry nel lontano 1981, ha un carattere che va oltre il tempo e lo spazio. Le loro melodie richiamano a una barriera lontana che ancora deve essere raggiunta, quell'infinito che ritorna continuamente sotto forma di note e di cui abbiamo una percezione istantanea nel momento dell'ascolto ma così lontana appena la musica cessa di risuonare nelle nostre menti.
Proprio questa caratteristica ultradimensionale rende Anastasis non solo l'ultimo lavoro dei Dead Can Dance, ma parte integrante della loro storia musicale, come se ieri fosse il 1996 e oggi, nel 2012, siamo semplicemente capaci di accedere a una loro nuova creazione direttamente collegata alla precedente. Anzi di più: Anastasis si ricollega musicalmente proprio alle origini della band, in questo album c'è così tanto di tutti gli altri lavori della band, si uniscono, si scontrano e si reinventano sotto una nuova forma da scoprire e da comprendere, pena il pensare che sia solo la loro solita solfa trita e ritrita e che non abbiano mosso un passo in avanti rispetto al passato. Il tempo passa però e la magia di questa unione musicale rimane intatta, i Dead Can Dance restano se stessi e al loro meglio, i passaggi musicali sono profondamente legati al loro sound, i brani si susseguono in quell'esplorazione dell'etereo, così nota che si dà quasi per scontata. La voce di Perry è rimasta intatta nel tempo e culla con i suoi toni bassi e avvolgenti, quella della Gerrard continua a contenere quel contatto con l'assoluto, con il mondo dell'aldilà, portando l'ascoltatore ad ottenere piccoli momenti di illuminazione e altri di profonda e sconcertante riflessione. Continui richiami a musiche di altri luoghi, continue suggestioni da viaggiatori dello spazio e del tempo, in una rimembranza romantica vicina quasi a quella dei paradisi artificiali che però tanto artificiali non sono nel loro caso, ma piuttosto luoghi reali all'interno dell'essere umano e luoghi sonori di diversi paesi e provenienza che si uniscono nel Taijitu di questo incredibile duo.
I Dead Can Dance rimangono esoterici e naturalmente non sono musica per tutti, ma appunto per questo meritano un approfondimento ulteriore, una capacità di comprensione diversa e, in un certo senso superiore, una sensibilità con un nuovo confine. È passato il tempo delle divisioni, la repulsione che ha portato al distacco della band è finita e ora in Anastasis - che vuol dire non a caso “rinascita” in greco - ci possiamo calare in questo nuovo universo sonoro, possiamo godere con rinnovata energia di tutta la loro propulsività creativa e della loro infinita bellezza musicale.
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