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Ariel Pink’s Haunted Graffiti
Mature Themes
2012
Pias
di Stefano Torrese
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Gli spunti di riflessione che può suscitare un artista come Ariel Pink sono gli stessi che alla fine degli anni Sessanta erano provocati dal compianto maestro Captain Beefheart. I contesti storici e culturali sono essenzialmente diversi e l'influenza mediatica dei due musicisti non è nemmeno paragonabile. Ma lo spunto di riflessione è lo stesso: può un musicista esternare la propria arte portandola al limite della cacofonia e del nonsense?
Per ogni brano del nuovo album di Ariel Pink si ha la sensazione di un'idea geniale, una potenziale hit da classifica (la title-track Mature Themes, Only In My Dreams), gettata alle ortiche da un talento troppo anarcoide che spesso ricorda la schiera dei cantautori pazzi come Syd Barrett o Daniel Johnston. In realtà, la lucidità nell'intersecare le trovate melodiche ha in sé una lucidità mirata e tenuta saldamente sotto controllo (Farewell American Primitive). Considerarlo un genio o un cialtrone poco importa. Ariel Pink è un guru misterioso come Gonjasufi, dal quale riprende il tono violento di alcuni mash-up (Is This The Best Spot?, Early Birds Of Babylon). Il figlio prediletto degli anni '80, un bambino educato avendo MTV come babysitter e cresciuto ascoltando musica con Napster e, successivamente, attraverso l'infinito bagaglio culturale di Youtube; una figura emblematica che viaggia al limite tra Kurt Cobain e Madonna. Riprende ossessivamente tutto ciò che è possibile recuperare dal trentennio che precede gli anni '90 e li trasforma, come ready-made musicali, in evergreen consumati e senza tempo (Kinski Assassin, Pink Slime) e ritorna, a due anni di distanza da Before Today, con un album che continua il percorso di ricerca su un pop lo-fi estaticamente nebuloso ed etereo.
Il critico musicale David Keenan coniò (riferendosi anche, ma non solo, ad Ariel Pink) il termine hypnagogic pop. Un pop che proviene dalle allucinazioni ipnagogiche che si verificano all'inizio di un periodo di sonno; come se l'uomo moderno, dopo una giornata di bombardamenti multi-mediatici, rimescolasse il tutto ri-creando un miscuglio di suoni, rumori, frasi estrapolate da discorsi, luci e colori. I tredici brani di Mature Themes ripercorrono l'alienazione moderna ma non hanno nulla che possa segnare la sospirata maturità artistica del talento nato a Los Angeles. Ariel Pink non ha bisogno di maturità; i suoi album, e quest'ultimo in special modo, suonano come classici che fanno parte da sempre delle classifiche dei migliori album rock del secolo.
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04/09/2012 -
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