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Ora possiamo dirlo: sono stati festeggiati come meglio non si poteva, questi 40 anni del Banco del Mutuo Soccorso, il gruppo progressive romano che fece il proprio esordio (con il leggendario LP del “salvadanaio”) nel lontano fatidico 1972. Nel corso di questi mesi ci sono stati concerti in giro per la Penisola, libri rievocativi, ristampe su CD e vinile... e insomma, non si è lasciato nulla di intentato per dare il giusto risalto a un genetliaco che non ricorre certo tutti gli anni. La maggior parte delle formazioni a loro coeve sono sciolte da tempo o hanno via via perso pezzi (valga per tutte l’esempio delle Orme) ma il Banco non ha mai smesso di operare, e giunge a compiere quarant’anni essenzialmente integro e intatto: Vittorio Nocenzi e Francesco di Giacomo – la mente e il braccio, si potrebbe dire.. – nel 2012 sono ancora artisticamente vivi e lottano insieme a noi. Con l’infusione di linfa nuova come Filippo Marcheggiani alla chitarra, Maurizio Masi alla batteria, Tiziano Ricci al basso e Alessandro Papotto ai fiati (oltre al “vecchio”, storico chitarrista Rodolfo Maltese).
Giunge a fagiolo dunque questo album dal vivo (che in realtà proprio nuovo non è visto che le tracce erano già state incluse all’interno di un costoso cofanetto pubblicato un anno fa sempre da Aerostella) nel quale viene proposto il concerto che il Banco ha eseguito sul palco del Teatro Tendastrisce di Roma in occasione della prima edizione del Festival “Prog Exhibition”, il 6 novembre 2010. Quaranta, essendo un’uscita celebrativa, si concentra sui primi tre LP della formazione romana (Banco del Mutuo Soccorso e Darwin! del 1972 e Io sono nato libero del 1973), vere pietre miliari del prog (non solo italiano) prodotte per la Ricordi dal mai troppo elogiato Sandro Colombini. Come ho già avuto occasione di scrivere in precedenza, oggi il Banco dal vivo è paradossalmente meglio di come fosse quarant’anni fa (o perlomeno, a me piace di più): depurati da tanti fronzoli tipicamente anni Settanta, i vecchi brani risultano nel complesso più compatti, essenziali ed efficaci. Più moderni, verrebbe da dire, anche se poi il fascino del Banco risiede anche in quella sensazione di vintage, di appartenere a un’epoca (musicale) che sembrava dovesse preludere a chissà cosa, ma che poi man mano si smorzò, sfociando in due generi che in fondo erano l’esatto contrario del prog quali il punk e la disco. Perciò, a differenza di similari LP commemorativi dal vivo, Quaranta non è solo un “ripasso”, ma piuttosto un salutare “aggiornamento”: ascoltare per credere la brillantezza conferita a R.I.P. (storico brano del primo album dall’incedere impetuoso, una sorta di New Wave a’ la Stranglers ante litteram) e a Canto nomade per un prigioniero politico, che finalmente viene messo a fuoco come il grande pezzo pop che, in fondo, è sempre stato. Eccetto l’iniziale pop-song simil-Dalla Nudo e Il ragno (comunque un pezzo degli anni Settanta) la scaletta di Quaranta attinge a man bassa dai suddetti tre LP colombiniani, impareggiabile e irripetibile sintesi tra Keith Emerson ed Ennio Morricone (e anche, in parte, la tradizione del melodramma italiano). E con in più l’atout dovuto all’ugola immediatamente riconoscibile di Francesco di Giacomo, dotato oggi come allora di una delle più belle ed espressive voci mai ascoltate in ambito progressive – e non solo.
Acquisto sacrosanto, quindi. Sia per quanti il Banco lo conoscono già bene, che vi troveranno ulteriori motivi per rinnovare l’affetto e la stima nei confronti di Nocenzi & Co. E ancor più, ovviamente, per i neofiti, che hanno a disposizione un’introduzione pressoché perfetta a quella che è stata - ed è - una delle più importanti realtà italiane degli ultimi (appunto) “quaranta” anni.
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