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Get Well Soon
The Scarlet Beast Of Seven Heads
2012
City Slang / Sunnybit
di Giancarlo De Chirico
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Terzo album per i Get Well Soon, la creatura musicale dietro la quale si nasconde la genialità folle di Konstantin Gropper, musicista e compositore tedesco in grado di attingere a stimoli culturali diversi fra loro, dal cinema alla pittura, senza trascurare suggestioni esoteriche e una impronta filosofica decisamente ispirata al cinismo più crudo.
Ciò nonostante l’album è oltre modo gradevole e l’ambientazione gotica risulta congeniale alle tante citazioni musicali che Konstantin inserisce nel nuovo disco, sicuramente il migliore fra quelli fin qui pubblicati. Si possono ascoltare echi della New Wave di fine anni Ottanta, elementi di post rock e di musica gotica, così come tanti loop presi in prestito dalla musica elettronica. Un condensato davvero originale che trova in brani come The Last Days Of Rome, Disney, You Cannot Cast Out The Demons e Roland, I Feel You, il nuovo singolo, gli episodi più riusciti di un album complesso, ma molto ben strutturato e che ha un suo perché. A cominciare dal titolo, The Scarlet Beast Of Seven Heads, tradotto anche in italiano come “La Bestia Scarlatta con Sette Teste”, il disco è ricco di riferimenti allegorici e di simbolismi che bene si assestano con le atmosfere morbidamente oscure dettate dai sintetizzatori e da quei cori ancestrali, carichi di suggestioni epiche. In un mondo senza più futuro, che non tiene conto di ciò che amiamo, tanto vale privarsi delle cose più care e procedere incuranti verso la mèta. Questo sembra essere il messaggio interno ai brani costruiti da Konstantin che musicalmente saccheggia le colonne sonore dei B-movies italiani dei primi anni Settanta, i temi musicali che hanno reso celebri gli “spaghetti western” e certo cinema tedesco sempre dello stesso periodo. L’accostamento fra simboli macabri e accompagnamento musicale decisamente easy listening, quasi permeato da un “pop melodico” è un’altra caratteristica di Get Well Soon, che è meno estremo rispetto ai precedenti dischi, ma riesce ad essere di certo più convincente.
Album visionario e un po’ folle, che necessita di un ascolto ripetuto ma che si impone grazie ad un suo fascino particolare, che troverà positivi riscontri fra chi non si accontenta di una musicalità monotona e piatta. Da ascoltare.
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18/09/2012 -
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