|
”The Light The Dead See” nasce dall’azzeccata fusione dei talenti di Rich Machin e Ian Glover, maestri della musica down tempo, e Dave Gahan (alias “The Cat”), luciferino frontman dei Depeche Mode. Ad innescare il germe della collaborazione fu l’ultimo tour europeo dei DM (Tour of The Universe), dove i Soulsavers hanno avuto modo di affiancare la band inglese e di approfondire la prolifica conoscenza nel backstage. Il risultato della loro unione è strabiliante. Un misto tra rock, gospel e trip-hop amalgamato alla perfezione, scorrevole e magnetico, con arrangiamenti impeccabili. L’album si apre inaspettatamente con La Ribera, brano strumentale che fa da introduzione morriconiana ai restanti undici, creando una scenografia musicale da film western; ma, a seguire, di western c’è ben poco. Infatti, il disco è british allo stato puro (eccetto rare inflessioni folk), cadenzato dal dark crooning di Gahan (In The Morning) e spesso addolcito da cori femminili accostati ad organi celestiali. Nei testi delle canzoni (scritti interamente da Gahan stesso), si percepisce un alone autobiografico di crisi esistenziale, reso ancor più vivido da insistenti quesiti, eternamente irrisolti (“why can't you hear me/why don't you hear me/I am lost, I am lost here”), il cui destinatario è un Dio assente e senza volto (Presence Of God). L’atmosfera generale è malinconica, angosciata, oscura. Riesce ad inquietare ma, allo stesso tempo, a commuovere, grazie alla voce baritonale di “The Cat” e al sottofondo gospel. A metà disco troviamo un brano puramente orchestrale, Point Sur. Part 1, dove il suono circolare, ampliato dalla presenza degli archi, è quasi epifanico, rivelatore. E di rivelazione si tratta. A seguire, infatti, i Soulsavers piazzano una vera perla rara, Take Me Back Home, forse il brano più suggestivo di tutto l’album. La melodia è lenta, struggente e fa da cornice alla supplica cupa, romantica, quasi disperata di Gahan, che qui sfodera tutte le sue doti di grande interprete. Dopo alcuni brani che scivolano sullo stesso mood dei precedenti (Bitterman, I Can’t Stay), a calare il sipario troviamo Tonight, ballata vagamente country, accesa dal suono avvolgente dell’armonica e dal fuoco del coraggio (“Don’t be listening to their fear/Oh, you gotta jump into the water sometimes/You gotta risk It all”). In definitiva un album che vive e respira delle angosce dell’uomo, dei suoi tormenti e delle sue paure, senza mezzi termini. Superate le trappole dell’oscurità, però, si apre il varco profetico della speranza, qui scovato a dovere dagli abili Soulsavers e dall’immaginifico Gahan. Voto dieci.
|