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Skunk Anansie
Black Traffic
2012
Edel
di Mirela Marta Banach
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Sono maturati, consapevoli, marcatamente incisivi nella sintesi concettuale ma pur sempre incazzati. Gli Skunk Anansie tornano con il sesto album Black Traffic, scegliendo di non tradire le fondamenta primordiali che dopo due anni di stasi dal Wonderlustre paiono irrobustirsi di validità del tutto nuove, seppur non disintegrative dell’insieme.
Nell’era dell’a-politica sfociante in indifferente disincanto generale, i figli del ‘parliamentary kingdom’ scelgono la strada della più manifesta anti-politica che non rimane apatica di fronte a scandali, traffici di nere scelte, non scelte, credenze illusorie. E quando tutta la rabbia esplosiva è racchiusa in note di espressività a tutto tondo, l’agglomerato di rammarico pare più attendibile, almeno nel Vecchio Continente. Perché è proprio qui che i brixtoniani hanno il benvenuto più entusiasta, specie nella decadente ‘Res publica Populi Romani’ dove sono distribuiti grazie alla collaborazione con la cinquantennale Carosello Records.
Ebbene i tempi di Carosello sono belli che finiti e Black Traffic non fa altro che consolidare questa consapevolezza, sfociandola in tumultuose urla di disubbidienza musicale (e civile). Così nel single di lancio I Believed In You l’ingannevole trama di miraggio amoroso disincantato sgancia ‘proiettili impermeabili di energia’ con immagini tutt’altro che benevoli. Stessa storia per Sad Sad Sad che incarna la tristezza dell’appello verso l’universo delle reti mediatiche appiattenti quelle umane. Background speculativo punk? A giudicare dalla verve della track più sperimentale e mainstream nello stesso tempo (Spit You Out), assolutamente sì. Eppure si spazia: Sticky Fingers In Your Honey mischia le dita nel pop metal datato 90’s, mentre l’aggressività di I Will Break You è classificabile solo in termini dell’incredibile estensione dell’ottava di Skin. Soddisfatti di Satisfied? No. Non c’è da soddisfarsi per riffoni âgés e sovrapposizioni incongruenti di tonalità. E di ‘già sentito’ parlando, ecco a noi Drowning dal refrain ridetto, nonché This Is Not A Game, il cui ritornello potrebbe definirsi più delicatamente un Classic-Anansie. Il meglio à la fin. I Hope You Get To Meet A Hero, power-ballad dalle pulsazioni raffinate, Our Summer KillsThe Sun la cui andatura adagio non dilaga in crescendi improvvisi e disequilibrati e Diving Down, classico che si autorimoderna .
Gli Skunk Anansie mettono in coda coloriture audaci che pur cadendo a tratti in ripetizioni (tanto nelle partiture ritmiche che nelle sfumature vocali) strutturali non ci fanno cadere nella monotonia del fastidio nero. Pare poco plausibile dire ‘I believed in you, well, I was wrong’..
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02/10/2012 -
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