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Pet Shop Boys
Elysium
2012
Parlophone
di Maria Grazia Umbro
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Eccoli di nuovo qui, Neil Tennant e Chris Lowe, ovvero i Pet Shop Boys, con il loro undicesimo album in studio Elysium che ci riporta indietro alle feste in discoteca degli anni che furono. Sì perché con loro non si sgarra: ascoltare questo disco è come ascoltare un disco del passato, uno qualsiasi del loro repertorio. Con gli opportuni ammodernamenti, si capisce, ma in fondo sempre la stessa musica. Fedeli alla linea del synth-pop, sono ben 26 anni che ci somministrano i loro dischi e nonostante questo rimangono sempre sulla cresta dell’onda. Superstiti degli anni 80-90, oramai di nuovo in voga e sempre più idolatrati dai nuovi DJ che amano farsi definire “musicisti” per la loro abilità a manovrare un computer e un mixer, con questo disco riportano a galla la loro reale capacità di far ballare (e parlare di se) giovani e meno giovani, e mantengono la loro coerenza nel non inventare niente di nuovo per “far colpo”. Perché non hanno niente da imparare ma molto da insegnare ai suddetti maghi della console del presente. E per fare questo sono volati a Los Angeles per affidare la produzione del loro lavoro a Andrew Dawson.
Delle 12 tracce, quella che apre il disco (nonché primo singolo estratto), Leaving è quella più significativa e che può rappresentarli: sound tipico Pet Shop Boys, voce inconfondibile di Tennant. Una canzone che, come altre nella loro discografia, parla di amore vero che dura anche dopo che si “va via”. Altra canzone-simbolo del Pet Shop Boys-pensiero è Winner quasi un inno olimpico che esalta l’ottimismo e con lo sguardo a un futuro raggiante di vittorie. Si va su ritmi più sostenuti con Face Like That e Ego Music, pura disco. Spazio per quello che più si avvicina ad un lento con Breathing Space e Everything Means Something (quantomeno rapportato al loro genere). Degna chiusura con Requiem In Denim And Leopardskin che aldilà del bizzarro titolo è un'altra sintesi del loro stile e riafferma, come ho già detto, la loro posizione di rilievo nel panorama della disco-synthpop degli anni 80-90 e ne decreta l’immenso successo. Più di 100 milioni di dischi venduti saranno pure una cifra da rispettare ed avranno pure una spiegazione, che non è solo “commerciale”, ovvero dischi di facile ascolto e posizionamento nelle playlist. Che piacciano o meno, non c’è paragone con altri. Sono un duo fortunato, ma sempre originale e innovativo nelle loro creazioni. Piacciano o meno, sono sempre capaci di tirare fuori il coniglio dal cappello senza effetto sorpresa.
Il disco si ascolta bene (con le cuffie è meglio) e scorre via senza scossoni. Non aspettatevi niente di nuovo, perché questo è quello che deve essere. I Pet Shop Boys sono questo e finché ne avranno voglia continueranno ad allietarci (o annoiarci, a seconda dei gusti) con le loro canzoni pop e con il loro revival degli anni che furono.
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01/10/2012 -
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