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Quale differenza passa tra la prima trilogia di Guerre Stellari e l'ultima? Più o meno la stessa che incorre in quelle dei Dinosaur Jr. Starete pensando che si tratti di un paragone assurdamente fuori luogo, ma se ci pensate bene è possibile trovare diverse assonanze. Infatti, se i primi film della saga di George Lucas erano caratterizzati da idee nuove e brillanti ed un'entusiasmante atmosfera di epocale novità, i più recenti prequels, invece, sono sembrati a fans e critica una scusa per spillare soldi sfruttando lo storico marchio. Per la serie: siamo ottimi mestieranti, siamo più furbi di voi e allora ricicliamo vecchie idee per spillarvi qualche quattrino extra.
Per i Dinosaur Jr., pur con alcuni distinguo più che doverosi, il discorso è molto simile: i primi tre album furono un fulmine a ciel sereno nel panorama musicale indipendente dei primi anni '80. Senza scendere troppo nei dettagli (del resto, se state leggendo questa recensione probabilmente ne sapete già abbastanza), si trattava di dischi che evidenziavano energia, grande songwriting ed una raffinata tecnica musicale, il tutto smussato e, a suo modo, rinfrescato da quella patina grezza figlia della non eccezionale qualità di registrazione. Il primo disco (omonimo) esce nel 1983, proprio l'anno in cui la prima trilogia di Guerre Stellari giunge a conclusione (con Il ritorno dello Jedi). Il terzo ed ultimo (Bug) è del 1988, e per rivedere i Dinosaur Jr. insieme bisogna aspettare diciannove anni. In mezzo le carriere soliste (a prescindere dai moniker utilizzati) di Lou Barlow e J Mascis: tra dischi più o meno interessanti si va avanti tra (molti) stenti economici, fino a quando le reunion di vecchie glorie rock diventano una moda molto remunerativa e i due decidono di cogliere la palla al balzo.
I tre album pubblicati dal 2007 ad oggi sono fondamentalmente il corollario di questa operazione nostalgia atta a racimolare soldi facili ed «avere la scusa per suonare dal vivo» (Barlow dixit). Musicalmente parlando la più grossa sorpresa viene fuori dal sound espresso dalla band: un rock granitico esplosivamente focalizzato sulla chitarra di Mascis (il basso di Barlow è invece sommerso nei mix finali). Una roba che non ricorda la prima versione del gruppo e neanche i dischi pubblicati nei lunghi anni di separazione tra i due membri principali. Questo è sicuramente l'aspetto più interessante della seconda trilogia dei dinosauri, soprattutto perché scongiura il rischio di ascoltare dei vecchietti mentre provano ad imitare quel che erano. Il lato oscuro della forza è rappresentato dall'eccessivo abuso di questo nuovo equilibrio sonoro: i brani appaiono monolitici ma anche molto poco variegati. Se questo problema è meno evidente in Beyond (2007) - ed il merito è da ascrivere ad un paio di brani acustici o pseudo tali in grado di spezzare la routine – nei due successivi diventa un peso non indifferente, soprattutto perché la verve compositiva di Mascis incomincia a denotare stanchezza e un lavoro di puro mestiere (senza che Barlow riesca ad aiutare in modo soddisfacente nei suoi due, canonici, interventi).
Dopo la convincente prova di cantautorato acustico con la quale Mascis ci ha deliziati l'anno scorso, era lecito attendersi dal nuovo album della casa madre una sterzata, qualcosa, insomma, che riportasse la truppa quantomeno ai variegati fasti sonori di Green Mind (1991) o Where You Been (1993). In questo senso Watch The Corners, il primo singolo tratto da I Bet On Sky, faceva ben sperare: in mezzo agli ''assoliti'' di Mascis compare all'improvviso un bridge di chitarra acustica. Una raffinatezza estremamente gradita, ma anche una stupida illusione: è l'unico tentativo di svecchiare la struttura portante (insieme ad una disgustosa tastierina nel brano d'apertura) ed anche stavolta Mascis e Barlow non hanno trovato il coraggio di tentare una collaborazione che non sia soltanto di facciata. Il resto dell'album è un deludentissimo compitino di grammatica indie-rock.
Opaco in tutto e per tutto, l'ultimo disco di questa seconda trilogia è inutile e persino dannoso per chi volesse conservare un bel ricordo dei Dinosaur Jr. Io scommetto su Skywalker, piuttosto.
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