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Ha un titolo potente il lavoro nuovo di zecca dell'artista di scuola romana Roberto Angelini: Phineas Gage. Perché Phineas Gage è una leggenda: operaio statunitense, caporeparto in un'impresa di costruzione di ferrovie, sistemava la dinamite in fori prodotti nei massi, aiutandosi con una sbarra di ferro. Il 13 settembre 1848, a 25 anni, nel Vermont la polvere esplose proprio mentre Phineas stava lavorando con quella barra di metallo, che schizzò – dal basso verso l'alto – entrando violentemente nel cranio di Phineas, dalla parte sinistra della guancia e uscendo dalla parte superiore della testa, per volare di circa 30 metri. Phineas solo dopo pochi minuti riprese a parlare e a camminare, come raccontarono i suoi stessi compagni di lavoro. Ma non era più il Phineas che quegli stessi compagni conoscevano. Come ci raccontano i referti e le ricerche rintracciabili anche in rete, Phineas diviene umorale, irriverente, blasfemo, indulge in bestemmie, è capriccioso, sconclusionato, fa progetti che non rispetta e viene quindi licenziato; Phineas non è più se stesso, o almeno quello che era prima. Da quel momento la leggenda si infittisce di aneddoti: pare di rintracciare Phineas al Circo Barnum di stanza a New York, in compagnia della sua barra di ferro, che lo accompagnò anche in quello che qualcuno ha definito il suo tour europeo. Quindi lo troveremo legato a un nuovo lavoro, a guidare diligenze in Cile, fino alla sua morte, dodici anni dopo per le complicazioni di un'epilessia. Gli studi di neurologia ci dicono che il danno prodotto al cervello di Phineas, alla sua corteccia frontale, alla cosiddetta materia bianca, produsse un repentino, immediato, cambio di personalità, a partire da una completa perdita delle inibizioni sociali. È la prima e più rilevante testimonianza dei cangianti rapporti tra mente, cervello, comportamenti, personalità: una storia preziosa per le neuroscienze e non solo.
Che Roberto Angelini abbia voluto titolare questo suo ultimo lavoro Phineas Gage è emblema del cambiamento di “personalità e prospettiva” che sembra trasparire nelle dieci tracce che abbiamo ascoltato; cambiamento sicuramente non causato da eventi fisicamente così violenti, né con gli stessi effetti sociopatici del mito Gage. Piuttosto ci pare di ascoltare un lavoro intenso, meditato, a tratti forse crepuscolare, in altri momenti solare, aperto dalla ritmica a tratti rumoristica, prima dell'entrata della chitarra acustica, di Phineas Gage e chiuso dal Blues senza mutande che sembra parlarci proprio di strade impolverate e nottate insonni, tra vecchio e nuovo mondo. In mezzo – alternando pezzi strumentali ad altri cantati, con featuring di Awa Ly e Gnu Quartet – un inno con accenti progressive alla Roma mia d'estate, la quiete inframezzata da echi distratti di Gibilterra, la poesia acustica e a tratti epica di Al mio risveglio, il quasi-pop da “scuola romana” di Come sei, che potrebbe affiancare l'hit Cenere, già anticipato come splendido singolo.
Insomma siamo dentro un lavoro sofisticato, di ricerca e invenzione, capace di tenere insieme il fondo acustico, da folksinger di talento, a incursioni ambient ed elettroniche che lasciano ben sperare per il futuro, soprattutto se tenute insieme alla vena sapientemente pop forse troppo nascosta in alcuni passaggi.
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