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Anthony Phillips & Andrew Skeet
Seventh Heaven
2012
Universal Publishing
di Chiara Felice
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Anthony Phillips è forse in assoluto la figura più in ombra dell'intera storia dei Genesis. Cofondatore della band e acuto autore di fraseggi di chitarra fondamentali nella genesi dei primi due lavori del gruppo, Phillips rinunciò presto a proseguire il suo percorso musicale con i Genesis, portando questi ultimi – dopo il suo abbandono - ad un passo dallo scioglimento. Verso la fine degli anni settanta intraprende un prolifico percorso solista che lo porterà a rilasciare quasi trenta album in studio, partendo dal bellissimo disco di esordio “The Geese And The Ghost”, ed arrivando al suo ultimo “Seventh Heaven”, realizzato insieme al compositore ed arrangiatore Andrew Skeet (Divine Comedy, Sinead O'Connor, George Michael). L'album, rappresentato da una meravigliosa copertina raffigurate “La Corde Sensible” di Magritte, si sviluppa come una sorta di lungometraggio ispirato dalla musica stessa; è musica che si presta a commento di immagini, ma è anche una musica che permette alla fantasia di ognuno di crearsi delle proprie istantanee. Estremamente equilibrati e di classe gli arrangiamenti curati da Skeet, passaggi drammatici ma che non scendono mai nel melodrammatico, anzi, tendono ad assumere un tono quasi epico (Grand Central). Non mancano i momenti in cui la mente ritorna indietro nel tempo, il fraseggio di Ant è inconfondibile e raggiunge una delle sue vette migliori in River Of Life. L'album sembra esser stato concepito come una colonna sonora che intreccia diverse ambientazioni, dal canto operistico del brano di apertura Credo In Cantus, alla fusione – splendidamente riuscita – della chitarra di Ant con gli elementi orchestrali di Under The Infinite Sky, fino alla parentesi con forti venature etiche del trittico Deserte Passage, Seven Ancient Wonders e Deserte Passage Reprise. E come non sentire la “Raphsody In Blue” di Gerswin in Ghosts Of New York? Anthony si ritaglia dei passaggi di solo chitarra, che ancora una volta mettono in evidenza la sua sensibilità compositiva (Circle Of Light). “Seventh Heaven” è un lavoro sicuramente ispirato, che si basa su un sottile e difficile calcolo degli equilibri: il rischio di scendere nel melenso o nel pomposo quando si tenta di addentrarsi in ambiti compositivi molto affini alla classica, è sempre dietro l'angolo. Non è questo il caso, questo è un album che si presta senza problemi a commento sonoro di un film e la sua bellezza risiede nell'essere in grado di dipingere con grande raffinatezza sia momenti epici che attimi di melanconia.
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06/08/2012 -
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