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Joss Stone
The Soul Sessions Vol. 2
2012
Warner
di Ivan Nossa
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Non so se sono il solo ma aspettavo questo CD con tanta curiosità. L’originale, The Soul Sessions, uscito 10 anni fa, mi aveva ammaliato, stupito, emozionato. Fece lo stesso effetto a tanti altri appassionati di musica visto che vendette circa 10 milioni di copie e fece della giovane Joss, allora quindicenne, una star internazionale. Ciliegina sulla torta, arrivò anche il Grammy. Era un CD caldo, vibrante, appassionato. Il soul vecchia maniera ritrovava una grande interprete. Scoprivamo un’artista dal timbro vocale unico, dalle capacità interpretative straordinarie soprattutto se consideriamo la sua età di allora.
Nel frattempo ne ha fatta molta di strada. Il gotha della musica si è accorto di lei, tante le collaborazioni importanti, da Elton John a Dave Stewart e Mick Jagger. Ha registrato altri album, tra cui quello con il megagruppo “Superheavy”, ha recitato, ha cercato di ritrovare il grande successo del primo LP. Le attese e le speranze per questo lavoro sono dunque tante.
Dopo aver ascoltato l’album diverse volte devo però dire a malincuore che qualcosa manca. Forse sono invecchiato io, ma non sento le stesse vibrazioni che emanava The Soul Sessions. La voce è sempre incredibile. Una potenza unica, un timbro che fa rabbrividire. Joss ha davvero un dono che pochissime interpreti hanno. Varrebbe la pena acquistare questo cd solo per sentire l’attacco del brano (For God’s Sake) Give More Power To The People (originariamente inciso dai Chi-Lites). Altro momento straordinario la dolcezza di Then You Can Tell Me Goodbye, intima emozione allo stato puro. Riuscita anche la cover di The Love We Had dei Dells e la versione vibrante di della vecchia hit >i>The High Road dei Broken Bells. Il resto delle cover scorre tra alti e bassi, poche però rimangono dopo l’ascolto. Joss ha cercato di registrare un album ricercato, non troppo commerciale, cercando con l’aiuto di grandi brani soul e blues di far rivivere un genere. Dopo dieci anni di carriera se lo può permettere. Ma credo non sia riuscita a registrare una raccolta omogenea, da ascoltare tutta d’un fiato, come fu per il primo volume. La voce c’è ma i brani e gli arrangiamenti non sempre sono all’altezza e manca giusto quel tocco in più, quel tocco magico, che avrebbe reso l’album un classico.
Canta “I got the blues but I don’t mind” ma a noi invece importa, perché sappiamo cosa può davvero dare questa grande artista...
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08/10/2012 -
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