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Dopo il successo di Keep Your Eyes Ahead, album a loro dire di stampo dylaniano, che risentiva dei grossi problemi alle corde vocali di Brandon Summers, e un’alluvione che li ha costretti a trasferirsi in un ex-magazzino, gli Helio Sequence tornano con il loro quinto album in studio per il colosso indipendente Sub Pop.
Il duo di Beaverton, Ohio, ha dalla propria un sound accattivante che mescola rock (poco), pop (q.b.) ed elettronica (abbondante); come i precedenti lavori, questo Negotiations, ha un suono caldo e profondo, forse spazialmente un po’ più dilatato e ovattato (sarà merito dei 1500 mq del loro nuovo magazzino/studio?) in cui però spesso la batteria di Benjamin Weikel si lancia in esplosioni di ritmo travolgenti e inaspettate. Sembrano parenti lontani degli ultimi Built To Spill, meno rock, meno ricco di effetti, ma egualmente convincente con voci che sussurrano e si perdono in un soffio per poi impennarsi e riapparire, ma nello stesso tempo c’è anche un tocco di eleganza molto inglese nello stile e nel suono, forse dovuto alla loro esperienza on the road con i Keane. L’attacco con One More Time è sornione e incalzante, e si prosegue a ritmo sostenuto con October, uno dei migliori pezzi del disco insieme a Harvest Of Souls, When The Shadow Falls e Silence On Silence, anche se la vera perfezione, la magia che ti fa distogliere da qualsiasi altra cosa stia facendo, arriva solo sulla fine con il pezzo che dà il titolo al disco stesso, Negotiations.
Questo è un lavoro perfettamente bilanciato, pochi fronzoli, linee vocali mai esasperate o fuori posto, che toccano un’estensione limitata, ma assolutamente sufficiente per affascinare. Gli anni Ottanta echeggiano un po’ troppo nella costruzione dei singoli brani e nella gamma di suoni elettronici utilizzata, ma del resto non è una cosa che infastidisca veramente, solo un piccolo appunto dettato più da gusto personale, che da una base oggettiva.
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