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Un album incredibile, un disco talmente bello, complesso e possente che rasenta l’assoluto. Un opera che sintetizza in un doppio CD (disponibile anche in versione tripla con un DVD live) tutta l’epopea degli Swans di Michael Gira, una band da cui è impossibile prescindere, una guida nel mondo dello sperimentalismo, dell’avanguardia musicale e in genere del post-rock. Tanti anni fa fu proprio Iggy Pop a consigliarmi l’ascolto di questo gruppo, oscuro, gotico, non convenzionale e - mi permetto di aggiungere - dai risvolti epici ed esistenziali. Trenta anni di carriera, nel regno del rumore, all’insegna del frastuono, per partorire poi un album come The Seer ("Il Profeta”) con quel “I see it all” che viene ripetuto all’infinito nella title track, rombante ed ossessiva, che dura oltre trentadue minuti!
Due anni dopo l’eccellente My Father Will Guide Me Up A Rope In The Sky, gli Swans ci regalano un disco ancora più convincente, dove l’estensione del suono è infinita, dove i rintocchi delle campane si mescolano a sonorità acide e psichedeliche che ricordano i primi Pink Floyd di Ummmagumma, dove l’ascolto si trasforma in estasi. Dopo essere stati esposti alle due ore di musica contenute su The Seer, niente sarà più come prima: le liriche di Michael Gira, disincantate e folli, profetiche ed amare, lucide ed implacabili supportano suoni della stessa natura e insieme diventano necessità esistenziale, obbligo morale per l’animo umano. Un ascolto che rischia di far star male, che parte da una prospettiva alta, di certo sofisticata, che mette insieme avanguardie artistiche, certo heavy blues e l’infiammabilità ribelle del punk. Per quanto visionario ed estremo, l’album si nutre comunque di una realtà che è inequivocabile e vera, decifrata in un crescendo che trasmette in musica le emozioni della mente e le pulsioni delle viscere. E’ un disco a tratti violento, ma che sa essere liberatorio, catartico, dove il minimalismo elettronico di Ben Frost - ospite su A Piece Of The Sky- convive con il folk tradizionale di Song For A Warrior, una bellissima ballata che vede la partecipazione vocale di Karen O degli Yeah Yeah Yeahs. Ma non si può non sottolineare l’impatto di Lunacy, sicuramente il brano guida dell’album, un brano che vede la partecipazione di due componenti dei Low e di Jarboe, e che si muove intorno a quel “Your childhood is over” cantato da Gira che è ossessivo come un mantra, che vola alto come una preghiera, verso un Dio che è invocato ma la cui presenza non offerta come un dato sicuro. Il ricorso alla follia diventa l’unica vera possibilità di conoscenza, l’arma con cui scardinare compromessi e convenzioni in una coralità sofferta che ha contorni semplicemente maestosi.
E’ un disco scomodo, altisonante e drammatico, un lavoro inascoltabile per chi cerca nella musica piacevolezze ed amenità varie, un disco fondamentale per quanti amino ancora esplorare orizzonti sonori diversi, che affondano le loro radici nel ritmo tribale dell’Uomo primitivo e poi spiccano un salto più in alto, fino ad elevarsi verso il Cielo. E’ un album per persone instabili, che vanno però fiere della loro inquietudine, ricco di suoni antichi ma anche estremamente moderno, grazie a forti impulsi elettronici. Vi segnaliamo infine i nove minuti di Avatar, un altro brano assolutamente imperdibile, di ambientazione quasi orchestrale, che si avvale tanto del suono di un gong quanto di quello delle campane e che si sviluppa in un crescendo che risulta estremamente dinamico e devastante. La voce di Michael Gira poi è da brividi, il suo canto getta luce sulle nefandezze umane e si proietta verso il futuro senza nascondere paure e speranze.
The Seer è musica corporale, per quanto pensata e di avanguardia, si dipana a stretto contatto con il ritmo cardiaco, conosce gli sbalzi delle nostre sensazioni, asseconda le diverse emozioni. The Seer è musica del mondo, ospita i suoni della Natura, è un album drammatico ed intenso, a tratti anche grottesco, proprio come l’esistenza umana sulla Terra. Da possedere ad ogni costo.
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