|
Nuovo album in studio per il poliedrico trombettista americano Tom Harrell. Siamo di fronte al quinto disco, uscito per la casa discografica High Note insieme al suo quintetto. Il passaggio di Harrell alla High Note denota una nuova rinascita artistica e musicale, soprattutto dal punto di vista sonoro e come nei precedenti album l’energia che il disco sprigiona riesce a creare geometrie armoniche sempre nuove e mai scontate, anche se in questo nuovo lavoro oltre ai brani originali scritti dallo stesso trombettista, nella track list troviamo cover di classici del jazz. La prima traccia dell’album è Blue ‘N’ Boogie, pezzo di Dizzy Gillespie, qui le note si susseguono ad un ritmo incendiario, con un tempo molto veloce come tradizione bop vuole, scandito dalle bacchette di Jonathan Blake. Già da questa traccia, Tom marca il suo stile sempre fuori dai canoni anche reinterpretando un classico. Un duetto quello di Blue ‘’N’’ Boogie che ricorda le funamboliche note di Clifford Brown e la sapiente maestria ritmica di Max Roach. Dopo il duo tromba-batteria in Right as Rain possiamo ascoltare i cinque musicisti al completo e il passaggio di Tom Harrell dalla tromba al flicorno. La novità in ”Five” è che il quintetto non suona al completo in tutti i pezzi, ma all’interno dell’album si susseguono tracce in duo e in trio. Ancora in duo è possibile ascoltare o forse è meglio dire riascoltare Journey to the Stars, già presente nel precedente album uscito nel 2010 “Roman Nights”, Ballad eseguita dal pianista Danny Grissett che sapientemente crea un tappeto ritmico sotto il suono di Harrell, sempre lirico e allo stesso tempo intimo, ma mai cupo o sottotono. Il fatto che non ci siano solo brani tirati, ma anche due ballad, rendono il cd aperto a diverse sfaccettature musicali. In The Question inquietante ballad moderna, al piano elettrico di Grisset e alla tromba di Harrell si affianca il sax tenore di Wayne Escoffery, nuovo leone della scena jazz americana, che spesso cerca di primeggiare attraverso i suoi assolo, i quali a volte per un ascoltatore poco avvezzo al jazz possono sembrare troppo lunghi e leziosi, mentre in N°5 energico pezzo in stile post bop, ci fa ricredere suonando in maniera molto coinvolgente e mai scontata. Arriviamo così a GT, di stile free, che sottolinea perfettamente la voglia di sperimentare senza mai abbandonare la tradizione. Questa componente è molto forte in Harrell e la sua verve creativa non è mai sopita, alimentando nell’artista una vena creativa fuori dal comune soprattutto alla luce dei suoi gravi problemi di salute (Tom Harrell è affetto da schizofrenia paranoide, ma quando compone e suona,sembra che la malattia scompaia). Ultimo brano da segnalare o meglio ultimi due brani, sono: A Blue Time standard del repertorio classico scritto dal leggendario pianista Tadd Dameron, dove possiamo ascoltare la tromba in maniera nuda e cruda come in Star Eyes altro standard famosissimo. Il suono e lo swing di Harrell in queste due tracce è riconoscibilissimo, la sua tecnica e il suo modo di fraseggiare riescono a non farci sentire la mancanza della sezione ritmica. Ogni nuova opera di Harrell risulta sempre più innovativa senza rinnegare il passato e l’oramai affiatato quintetto riesce a mescolare tradizione e sperimentazione in maniera ottimale, senza risultare mai scontato e prevedibile.
|