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Electric Electric
Discipline
2012
Africantape/Herzfeld/Kythibong/Murailles Music
di Fernando Rennis
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C’è una scena in Wall Street in cui Bud Fox ha un incontro con Gordon Gekko e quest’ultimo, dopo essersi sorbito un rapporto dettagliato su azioni e quant’altro, esordisce così: “Tutto qui? Avanti, stupiscimi”. Quello che si nasconde dietro Discipline è proprio questo: un trio francese che non è presente nemmeno in un social network che licenzia un album fenomenale.
La forza degli Electric Electric risiede in una compattezza sonora fondata su ritmiche serrate che abbracciano un’elettronica chirurgica, folate di noise e tempeste di crescendo non consigliabili a persone dal cuore debole. L’intro iniziale, Icon, parte proprio con percussioni che avvolgono l’ascoltatore lasciandolo però sospeso, il tempo di capire come si evolve il pezzo che il riff iniziale ed asfissiante di La Centrale parte e senza fronzoli arriva dritto all’entrata di batteria. E’ un brano ipnotico, da ansiolitico che esplode più volte per poi ricadere in momenti di tensione sempre alti. Il ritmo sincopato è il cardine di Neutra Tantra, una base sicura sulla quale si inerpicano synth e chitarre affilate, fredde, disarmoniche che destabilizzano e spiazzano gettando chi ascolta nella morsa di sensazioni contrastanti ma soprattutto forti. La title-track invece è più sobria ma pur sempre dritta e ricca di saliscendi notevoli che sfociano in inaspettate esplosioni melodiche. Il tempo di rifiatare e con Pornographic Arithmetic si è di nuovo in apnea, investiti da onde sonore e ritmiche assassine, la psichedelia, che striscia lungo tutto l’album, viene fuori invece in maniera più spiccata in Exotica Today mentre xx2 ed xx1 abbracciano appieno il noise e lo ripropongono in tutta la sua violenza e rabbia, cosa che risulta ancora più funzionale grazie all’elettronica che sorregge i due brani. Il trio finale ribadisce quanto ascoltato fino a questo punto, con l’eccezione di Ulysses che fa distendere un po’ i sensi, ma è solo una tregua di breve durata perché ci pensa Material Boy, traccia di chiusura, a riportare i battiti a livelli pericolosi.
Discipline è un album pazzesco. Pericoloso perché violento, irresistibile perché affascinante in ogni suo aspetto. Un disco pretenzioso date le lunghe parti strumentali ma non per questo poco accessibile. Bisogna soltanto avere il coraggio di lasciarsi investire dall’onda d’urto.
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23/10/2012 -
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