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Thegiornalisti
Vecchio
2012
Boombica
di Eugenio Vicedomini
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A un anno di distanza dal loro disco d’esordio (Vol. i), Vecchio rappresenta una piacevolissima conferma per i Thegiornalisti, band romana capitanata da Tommaso Paradiso. In un momento storico non più proteso al futuro ma, bensì, ad un eterno presente in cui nulla può essere inventato, questo lavoro è la testimonianza di come, anche senza rivoluzioni musicali, si possa fare un ottimo lavoro utilizzando solamente quello che già c'era. Ed è un tuffo immaginario nell’era della musica beat: un mondo in bianco e nero che avremmo voluto non fosse mai volato via. Non a caso il disco è stato registrato a Londra nei mitici Abbey Road Studios.
Il progetto in questione non rappresenta una vuota imitazione del tempo che fu e nemmeno l’ennesimo innesto a base di indie rock (e chi ti dice che questo sia un male?). Si tratta, piuttosto, di un intelligente recupero del passato rielaborato con la freschezza e l’energia di quattro ragazzi, che non hanno l’età di Rigor Montis, con cui i giovani possano finalmente identificarsi. “Il genio copia, il mediocre imita” diceva Pablo Picasso. Fossi in loro, non darei peso a chi li critica di scarsa originalità. Basti pensare che lo dicevano anche a gente del calibro dei Led Zeppelin, figuriamoci! D'altronde mi pare inevitabile che uno tragga ispirazione dai suoi numerosi ascolti musicali. In caso contrario, gli artisti passerebbero le nottate ad implorarla inutilmente a Dio come fece grottescamente il povero Salieri, nel film Amadeus, frustrato dall’incombente fenomeno Mozart. Difficile trovare cali di tensione nelle dodici tracce contenute in questo disco. Le influenze musicali sono rappresentate da una linea ideologica che parte dai Beatles fino ad arrivare a Lucio Battisti. Ciascun brano è stato composto dalla band con una sensibilità ed una consapevolezza dei propri mezzi da farlo assomigliare solamente ad un pezzo dei Thegiornalisti. Gli arrangiamenti sono estremamente curati mentre la forma canzone ha dei ritornelli accattivanti e contagiosi che è quasi impossibile non iniziare a canticchiarli (come nel brano di apertura dal titolo La tua pelle è una bottiglia che parla e se non parla vado fuori di me). Diamo tempo al tempo è un meraviglioso omaggio alla lennoniana How e ai primi dischi dell’Equipe 84 (quelli di Un angelo blu tanto per intenderci).
Una particolare menzione meritano i testi, intrisi di spensieratezza, evasione ed ironia che rimandano alla mente il sense of humour di Rino Gaetano e di Sergio Caputo (Una domenica fuori porta, I gatti, Il tradimento). Adesso non ci rimane che vederli dal vivo.
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06/11/2012 -
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