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Siamo a fine 2012 e vi starete chiedendo che senso abbia parlare ancora di una band come gli ZZ Top. Forse nessuno o molti dato che la storia si ripete e la musica, come ogni arte, vive di ricicli, a volte con esiti alterni. Se siamo qui è perché il risultato è sicuramente positivo e se a guidare questo nuovo viaggio della band è il Re Mida della produzione Rick Rubin allora i motivi per parlare di La Futura aumentano vertiginosamente.
Sono passati più di trent’anni eppure gli inossidabili fratelli Top non sembrano risentirne: passati indenni, o quasi, fra tre decenni, migliaia di mode, malattie importanti, emuli durati il tempo di uno sputo texano, oggi si ripresentano con un gioiellino secco e preciso come la meccanica di un orologio svizzero. I riff sono identici a quelli che avete ascoltato in La Grange o Eliminator, il valore aggiunto è il barbuto (anche lui) Rick che in Consumption cattura perfettamente l’essenza di questi tre simpatici nonni che potrebbero tranquillamente passare la loro vecchiaia di fronte a delle birre ghiacciate. A quota quattro non manca Over You, la classica ballatona in 4/4 e anima blues che si può ballare insieme alla propria donna lasciando che il mondo, dietro alle vostre spalle, sparisca in un nanosecondo. Sono passati nove anni dall’ultimo lavoro e ne è valsa veramente la pena, questi dieci nuovi pezzi di rock nerboruto e sporco sono quello che ci voleva per loro e soprattutto per noi. Irsuti nel viso e nel sound mostrano chitarre abrasive e anche la voce sembra essere ritornata, con tutte le limitazioni del caso, alla viscosità di un tempo. Pochi i ritocchi e sicuramente lontanissimi da quel sound anabolizzato degli ultimi lavori. Qui dentro troverete tutto ciò che immaginate ci sia dentro un loro disco: deserto, polvere, notti stellate, donne che se ne vanno (I Don’t Wanna Lose, Lose, You), cappelli a tesa larga e occhiali da sole. Non vi aspettate controtempi, sincopati o pattern che vi condurranno verso nuovi sentieri, qui si tratta della storia, quindi il massimo rispetto anche da parte loro per i canoni di un genere ben definito. Sebbene questo parto abbia richiesto quattro anni l’immediatezza non risulta compromessa e sembra che Rubin abbia mantenuto una registrazione che potremmo quasi definire plug and play, insomma li ha attaccati a un amplificatore e loro hanno iniziato a sbavare riff come cani di Pavlov. La Futura è fatto di brani come Big Shiny Nine, Heartache In Blue dove chitarra e armonica si danno la caccia, I Gotsta Get Paid, opener accattivante a cui si contrappone la conclusiva Have A Little Mercy, un blues che si consuma come un fuoco nel deserto e che tutti noi avremmo voluto scrivere e suonare almeno una volta.
Già sentito? Ce ne freghiamo altamente. Imperfetto? Chi si aspetterebbe un disco levigato e impeccabile da queste tre iene? Io no di sicuro. In quanto a voi, la prima risposta di cui sopra.
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