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L'onda degli Alt-J è per loro stessa definizione maestosa, imponente, solenne. Niente di più vero. L'album di debutto della band inglese è un vero e proprio inizio col botto. Un disco denso di influenze lontane e vicine, ricco di svariate sfumature sonore e più strati di voci. Un'opera ben strutturata, che inizia con una Intro, presenta dei passaggi strumentali (Ripe & Ruin, Guitar, Piano) e termina con una dolcissima ghost-track.
Le prime parole cantate da Joe Newman mettono subito in risalto il suo particolarissimo timbro che si amalgama alla perfezione con le seconde voci ed i contro-cori (Ripe & Ruin che è tutta a cappella, per citare l'episodio più evidente, ma l'intreccio di voci è un porto sicuro al quale la band fa ritorno in continuazione nel corso dei brani). Le prime note di piano tradiscono invece la commistione di generi che rendono ogni brano interessante e soprattutto dinamico, lo stesso discorso vale per le percussioni (in tutto il disco non c'è un solo colpo di piatto) e per gli innesti di synth e, ancora, per i tanti effetti in post-produzione che comunque non incidono sulla potenza della riproposizione live del loro debutto. Così si passa dall'indie della frammentaria e multiforme Breezeblocks alla dolce e soft-pop Tessellate, passando per il folk della splendida Something Good o per il power-pop di Dissolve Me. I testi, pieni zeppi di allusioni cinematografiche e letterarie, non sono mai fini a se stessi e compensano la qualità musicale con quella contenutistica, sia quando risultano semplici e poetici come in Matilda che in Taro, uno dei brani che colpisce di più, col suo retrogusto di Africa e con un bellissimo inciso strumentale. Fitzpleasure invece è l'altro polo, quello dei suoni violenti, con un basso synth che ti entra dentro come un pugno e non lascia alternativa, se non seguire il ritmo.
Il quartetto britannico, forte già della vittoria del Mercury Prize al suo album di debutto, dà una lezione a tutto il panorama musicale internazionale: An Awesome Wave è un disco fresco, post-moderno nel suo modo di intendere i rimandi ad altri campi artistici e nella costruzione di ogni suo singolo episodio che non risulta mai prevedibile, nell'equilibrio che testi, arrangiamenti e voci, soprattutto quella principale, mettono in piedi e rafforzano lungo tutto l'album. Il loro live è uno dei migliori in circolazione, altro da aggiungere sarebbe soltanto superfluo.
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