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Brian Eno
Lux
2012
Warp Records
di Stefano Torrese
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Brian Eno continua il suo percorso di sperimentazione nella musica non-suonata ma pensata, concepita, generata da 'tutto ciò che musica non è ma la alimenta'. Approfitta quindi della commissione di un sottofondo sonoro ad una serie di installazioni presso la Reggia di Venaria Reale a Torino per la pubblicazione di Lux, album diviso in dodici sezioni per quattro lunghe tracce chiamate semplicemente Lux I, Lux II, Lux III e Lux IV.
L'enorme mole di lavoro prodotta da Eno in quarant'anni di dischi e collaborazioni ha segnato per sempre la discografia d'avanguardia e il mainstream più commerciale; le sue intuizioni sulla musica ambientale hanno drasticamente cambiato il concetto di musicista e ascoltatore. Entrambi non sono più soggetti passivi ma partecipano, grazie ai nuovi strumenti tecnologici, all'intero piano di produzione musicale. Il luddismo di John Cage viene scavalcato. Brian Eno non concede spazio alla casualità ma tutto è sistemato in modo analitico e prestabilito.
Gli ultimi progetti portati avanti con il musicista e software designer Peter Chlivers spostano l'attenzione proprio verso i fruitori della cosiddetta musica liquida. Insieme hanno creato software applicativi per la creazione di musica d'ambiente come Bloom, Trope o l'ultimo Scape; un processo di democratizzazione della musica che permette a chi ascolta di creare autonomamente l'ambiente musicale che preferisce senza il bisogno di conoscenze musicali tecniche e teoriche. In Lux, Eno è da solo con i suoi marchingegni digitali e come un alchimista del futuro miscela e de-compone i segnali audio fino a creare paesaggi sonori senza ritmo e melodia che vivono in uno spazio-tempo inesistente. Le poche note suonate nei 75 minuti dell'album sarebbero state suonate in pochissimi secondi da Wagner o Schoenberg. Eno, invece, dilata i tempi e le poggia su uno sfondo digitale di onirica bellezza. E' concettualmente il continuo del lavoro iniziato nel 1975 con l'album Discreet Music, continuato poi con Music For Airports e all'inizio degli anni '90 con i lavori usciti per la All Saints Records. Ma Lux è ancora una volta un precursore e crea un modo di fare musica vicino alla scultura con l'obiettivo di eliminare tutta la materia in eccesso e lasciare l'essenza del suono all'interno del suo ambiente.
Un album estremista, epocale per la sua concezione teorica, che chiude l'epoca del non-musicista e apre quella del non-ascoltatore.
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06/12/2012 -
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