|
BENVENUTO SU EXTRA! MUSIC MAGAZINE - La prima rivista musicale on line, articoli, recensioni, programmazione, musicale, eventi, rock, jazz, musica live
|
|
|
|
|
|
Bad Brains
Into The Future
2012
Megaforce
di Stefano Torrese
|
|
Il punk arrivò in America qualche anno dopo aver sconvolto la cultura britannica. I poli principali furono Los Angeles, New York e tutte quelle città accomunate da periferie degradate da dove il punk poteva attingere la violenza e la rissosità necessaria per distruggere il perbenismo del rock'n'roll. I Bad Brains venivano dalla periferia di Washington e si inserirono con prepotenza nel movimento punk portandosi dietro le loro influenze nere: dal jazz più veloce al reggae. La loro concezione musicale è stata sin dagli esordi proiettata al superamento dei generi precostituiti mescolando nel punk gli ingredienti più d'avanguardia di fine anni settanta. Il loro atteggiamento camaleontico li ha portati dal jazz fusion – quando nel 1977 si chiamavano ancora Mind Power – fino a reinventarsi punk prima e rastafariani poi. Il tutto è stato centrifugato a velocità hardcore, caratteristica che li ha resi celebri e li ha fatti diventare gruppo di riferimento per Beastie Boys, Faith No More, Tv On The Radio e soprattutto Red Hot Chili Peppers.
A distanza di trent'anni dal loro esordio i Bad Brains escono, un po' a sorpresa, con un album che continua il loro percorso di crossover aggiungendo qualche elemento post-dubstep e alcuni ammodernamenti autoriali tipici degli ultimi anni. Per l'uscita di Into The Future ritornano in formazione classica con H.R. alla voce, Dr. Know alla chitarra, Darryl Jenifer al basso e Earl Hudson alla batteria. Ritorno alle origini che viene esaltato con l'iniziale e tesissima title-track e l'incedere nu-metal di Popcorn. Tipiche della storia dei Bad Brains anche le melodie funebri intrise di noise e suonate a velocità pazzesche come Yes I, Suck Sess e la strumentale Come down. I brani più easy listening come We belong Together e Fun sono i momenti con meno impatto emotivo mentre alcuni momenti risultano amarcord e rivisitazioni di se stessi (Youth Of Today e Earnest Love).
I brani più reggae dell'album hanno accenni no-wave che li integrano alla perfezione nel caos di Into The Future, soprattutto nel caso di RubADub Love; in Jah Love, invece, la voce di H.R. impersonifica la figura del guru rastafariano che mette da parte i vandalismi giovanili per la creazione di qualcosa dal sapore futuristico. L'album si conclude con Maybe A Joyful Noise e MCA Dub, due brani semi-strumentali dal sapore tipicamente dubstep che poco aggiungono all'album.
La forza innovatrice dei Bad Brains è stata acquisita e superata dai gruppi che li hanno presi ad esempio; con l'uscita di Into The Future, H.R. e compagni hanno voluto mettere in chiaro di non essere un gruppo in decadimento. L'aggressività del loro hardcore-punk ha pochi rivali e, messe da parte le istanze reazionarie degli esordi, possono finalmente concentrarsi sul lato strettamente musicale.
|
|
12/12/2012 -
©2002 - 2026 Extra! Music Magazine - Tutti i diritti riservati
|
|
|
|
|
©2002 - 2026 Extra! Music Magazine - Tutti i diritti riservati
|