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Scott Walker
Bish Bosch
2012
4AD
di Stefano Torrese
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All'alba dei suoi settant'anni Scott Walker continua la collaborazione con l'etichetta progenitrice del post-punk: la 4AD di Ivo Watts-Russell e Peter Kent. Bish Bosch è il secondo lavoro uscito tramite l'etichetta americana a distanza di “soli” sei anni dal precedente The Drift e descritto dallo stesso creatore come «l'episodio conclusivo di una trilogia iniziata con Tilt nel 1995». Tre album in diciassette anni intervallati dall'uscita di Five Easy Pieces, box set diviso in cinque CD con l'intenzione di riassumere la carriera di Scott, e importanti collaborazioni, su tutte quelle con Jarvis Cocker dei Pulp e con Bat For Lashes. Insomma, dopo il periodo di allontanamento dalle scene, durato quasi dieci anni e coinciso con il quasi flop della reunion dei The Walker Brothers, Scott ritorna sulle scene e nel giro di un ventennio mette le mani sulla maggior parte dei progetti musicali degni di nota.
Bish Bosch è l'album che segna definitivamente il passaggio alla scuola avanguardistica. I tempi si dilatano enormemente, le melodie si fanno scarne, essenziali ed è superata concettualmente ogni forma-canzone d'intrattenimento. I tempi televisivi e radiofonici sono completamente ignorati; troppo stretti per Scott Walker i convenzionali tre minuti distribuiti tra strofe e ritornello. L'anziano cantautore frantuma la canzone in ogni sua essenza e crea un nuovo mood sonoro fatto di narrazioni filosofiche cantate come dei gregoriani diretti da Brian Eno. A differenza di The Drift, in Bish Bosch si trovano alcune orchestrazioni minimali composte da chitarre e fiati, e brevi accenni melodici funzionali ad accentuare i momenti drammatici. I nove brani si sviluppano seguendo una sceneggiatura pre-apocalittica e raggiungono l'apice dell'anti-musicalità durante la lunga agonia di SDSS14+13B (Zercon, A Flagpole Sitter), oltre ventuno minuti declamati su uno sfondo industriale con poche corde e innumerevoli elementi ritmici. Il processo ricorda quello degli Einsturzende Neubauten ma con la maestria del cantato da crooner di Scott Walker che raggiunge momenti di grande impatto emotivo raccontando l'umanizzazione del dittatore rumeno Nicolae Ceausescu nella conclusiva The Day the “Conducator” Died (An Xmas Song). L'album si apre con l'incedere metallico ed ossessivo di 'See You Don't Bump His Head' che anticipa i dieci minuti della salmodiata Corps De Blah; Phrasing riprende le rivisitazioni alienate dei Devo, Epizootics è quasi riconoscibile da un ritornello che lo rende il brano più orecchiabile. Dimple e Tar, invece, sono viaggi oscuri, senza sovrastrutture culturali e come la breve Pilgrim sono costruite con frasi, parole e sillabe in una architettura musicale potente e nevrotica.
Lontani i tempi di Mathilda e le cover di Jacques Brel. Lontanissimi gli esordi e i successi commerciali con i Walker Brothers; adesso Scott Walker è un anziano ricercatore di musica, un urbanista del mondo sonoro che guarda al futuro rispettando la tradizione, senza lasciarsi soggiogare dal mondo consumistico e mass-mediatico.
Da David Bowie ai Radiohead, sono innumerevoli gli artisti che lo hanno nominato come ispiratore. Scott Walker ricambia l'ammirazione con la libertà di uno chansonnier post-moderno e con Bish Bosch scrive una pagina sul futuro della musica.
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18/12/2012 -
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