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Nove anni dopo la pubblicazione di After All These Years, tornano a farsi sentire i Breathless, gruppo di buona fama, attivo a partire dal 1980, guidato dall’estro creativo di Dominic Appleton, noto per aver partecipato anche nel 1986 alla realizzazione di Filigree & Shadow l’album dei seminali This Mortal Coil, storico supergruppo inglese. Il nuovo disco si intitola Green To Blue e dobbiamo dirvi subito che non delude le attese.
L’opera si articola all’interno di un doppio cd, che risulta davvero molto godibile, ricco di atmosfere oniriche e di spunti musicali di gran classe, che bene sottolineano gli interventi vocali di Appleton, malinconico e triste quanto volete, ma sempre bravissimo. Il disco vede il ritorno nel gruppo di Tristram Latimer Sayer, il batterista originario, ottimo supporto al lavoro di Ari Neufeld, al basso elettrico e ai fraseggi chitarristici di Gary Mundy. Da segnalare anche la presenza in sala di incisione di Ivo Watts-Russell, dei This Mortal Coil, che ha fatto da supervisore alla realizzazione del disco, mixato poi da Kramer, noto per i suoi lavori con i Butthole Surfers e con i Low.
Altra special guest Heidi Berry, anche lei del giro dei This Mortal Coil, che contribuisce a rendere la sezione vocale di questo nuovo album assolutamente celestiale. Brani come Please Be Happy, Next Time You Fall o anche episodi struggenti come Fade Way e The Same Rooms Without You toccano nel profondo quanti si pongono all’ascolto e sono talmente validi e ben strutturati sul piano musicale che permettono alla tristezza di cui sono pervasi di elevarsi ad arte. Il suono del disco è quanto mai attuale e moderno ma porta con sé in quei riverberi, in quei passaggi di chitarra filtrati, echi dei primi Pink Floyd e dei lavori solisti di Brian Eno, ma sono riconoscibili anche tracce delle atmosfere care ai Joy Division di Ian Curtis, in particolare su un brano come Just For Today. Se fosse proprio necessario definire un genere di appartenenza per i Breathless, direi che il termine post-rock si adatta perfettamente alle melodie intricanti e soffuse di Appleton e dei suoi musicisti, che si rivelano ancora una volta capaci di mettere in musica i colori delle emozioni, di disegnare i confini del disamore e del dolore, e di rendere tutto questo più sopportabile, grazie alla musica e al canto.
Forse è proprio questo il disco migliore dei Breathless, il loro punto di arrivo, l’album che avrebbero sempre voluto realizzare in tutti questi anni. Musica evocativa, musica cosmica, composizioni che non hanno paura di comunicare la fragilità dei sogni, che non si vergognano del loro azzardo e che - una volta conosciuta la disillusione - si ripiegano in sé, felici di averci provato, con il canto, nonostante tutto. Album fortemente consigliato.
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