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Metz
Metz
2012
Sub Pop
di Eugenio Zazzara
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Straripante. In quanto di positivo e negativo connoti quest’aggettivo. D’altronde, l’accasamento alla gloriosa e storica Sub Pop non è casuale: l’esordio in quella che fu la mecca del grunge e di un certo punk-rock casinista (e non solo) è di certo il miglior viatico per spargere la voce e salire in sella allo stesso cavallo di ben più blasonati compagni di etichetta.
Nella pagina dedicata alla band nel sito della Sub Pop, c’è scritto che fino a poco tempo fa per suonare in Canada dovevi presentarti con una band di almeno dodici elementi perché considerassero che tu stessi facendo effettivamente musica. Beh, non sono certo i primi, ma Alex Edkins, Hayden Menzies e Chris Slorach non hanno problemi a smontare e far traballare le fragili fondamenta di questo assunto. Sono in tre ma fanno un diabolico casino, grazie anche a una produzione attenta ad aggiungere schizofreniche dosi di riverbero, tanto che senti partire gli strumenti dalle estremità della sfera uditiva per poi andare a infrangersi verso il centro, in un connubio casinista e deflagrante con la batteria. La musica? Non poteva che essere un punk-rock sferragliante e concitato, con strabordate di fischi e feedback, in un pot-pourri sonico che, in alcune sue sfumature, ricorda l’impatto di band come i Drive Like Jehu (ascoltare i feedback finali in Rats per credere). Per non parlare della rappresaglia dell’iniziale Headache: riff alla Jesus Lizard, tripudio di distorsioni e una cassa ultraterrena. Intendiamoci: dopo un po’, si capisce che la formula non cambierà di molto e che ci aspetta un bombardamento ininterrotto, seppur breve: Knife In The Water è praticamente la sorella gemella della traccia iniziale.
Insomma, l’esperimento a livello sonoro è sicuramente interessante, sebbene la band non abbia sentito chissà quale necessità di dedicarsi a una ricerca sonora un po’ meno monolitica. In questo senso, Nausea poteva essere un buon punto di partenza, ma rimane a livello di puro bozzetto nonsense. Insomma, se vi va un gruppo integerrimo e fedele alla linea (e, con tutta probabilità, esplosivo dal vivo), avete trovato i vostri nuovi Mudhoney. Come prova umorale, giovanile e ormonale d’esordio, ci sta tutta: c’è da tenerli d’occhio nel breve futuro. Intanto, ci hanno già fracassato i timpani a dovere.
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27/12/2012 -
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