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Numero6
Dio C’è
2012
Urtovox/ Audioglobe
di Daniele Bagnol
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Un paio di anni fa mi era capitato di avere tra le mani "I Love You Fortissimo", e nella recensione ne parlavo in modo entusiastico azzardando un paragone con i Baustelle per l’immediatezza e le istantanee che riuscivano a scattare in ogni brano. Ecco, questo nuovo disco (ormai il quarto in circa dieci anni) continua a seguire la strada tracciata con gli ultimi lavori producendo un sound veramente riconoscibile e sempre fresco: ormai un vero e proprio marchio di fabbrica dei Numero6 che non a caso hanno mantenuto immutato il team di lavoro del precedente (con Ivan Rossi in cabina di regia come fonico e produttore artistico). Ma mentre con “I Love You Fortissimo” si manteneva quasi sempre la stessa velocità di crociera, qui si fa molta più attenzione agli arrangiamenti che vengono conditi con momenti più ruvidi ed altri più dolci: un frullato di ritornelli ricoperti da resina (esempio ne sia Domatore di Coglioni, sarcasmo perfetto sui ritornelli pop) si conficca alla perfezione in un tappeto di chitarre attorcigliate alla voce di Mezzala.
In “Dio C’è” infatti si passa in un lampo da ballate a momenti più elettrici, fino addirittura ad episodi western, difendendo quel mood radiofonico ed alzando la bandiera del pop impreziosito da qualità. Mezzala poi, vero cantastorie neorealista, dipinge attraverso i testi tredici episodi che si incastrano l'uno sull'altro analizzando soprattutto il rapporto a due tramite più sfaccettature: amore (Mi Arrendo), incomprensioni (La Vita Sbrana) e ricordi (Un Mare). Lo stile di scrittura, leggibile a più livelli, riesce a trasformarsi in seconda pelle attraverso la sua capacità di rimanere in superficie per poi scendere in apnea. L'ironia tagliente dà poi colore anche alle melodie: versi come "Giovanni ha l'aids da secoli" o "lasciali agli hypster gli inni isterici e le falsità, i ragazzacci adesso arrivano in città", tanto per citarne due su tutti, meriterebbero da soli il prezzo del disco. Insomma, un lavoro al limite del surrealismo - in perfetto stile Numero6 - proprio come il titolo del disco, "Dio C'è", con tutte le interpretazioni che venivano fuori da quella scritta sui cavalcavia, ma che conferma ancora una volta questa band sulla linea di demarcazione tra il pop di valore ed il rock italiano.
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30/12/2012 -
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