|
BENVENUTO SU EXTRA! MUSIC MAGAZINE - La prima rivista musicale on line, articoli, recensioni, programmazione, musicale, eventi, rock, jazz, musica live
|
|
|
|
|
|
Sinkane
Mars
2012
City Slang/SunnyBit
di Giancarlo De Chirico
|
|
Un album che è una vera sorpresa, che mescola con originalità e con gusto radici africane e il “sound” dei primi anni Settanta. Lui si chiama Ahmed Gallab e la sua creatura musicale invece prende il nome di Sinkane, elaborazione libera di Joseph Cinquè, leader della protesta di alcuni schiavi africani imbarcati sulla nave spagnola Amistad. Ahmed Gallab è un musicista originario del Sudan, ma ha lasciato la sua terra da ragazzo per trasferirsi con la sua famiglia nell’Ohio, Stati Uniti. Con il passare del tempo Gallab si è trovato coinvolto nella scena musicale post-hardcore e si è scoperto come polistrumentista di buona efficacia. In seguito ha collaborato con i Caribou, come batterista, e ha fatto parte della tour band dei Yeasayer e degli Of Montreal. Dopo essersi trasferito a New York ha cominciato a pensare ad un progetto che fosse soltanto suo e che fosse espressione di una energia musicale che sentiva dentro di sé ma che era ancora parzialmente inespressa.
Aiutato da Twin Shadow degli Yeasayer, da Oliver Chapoy dei Nomo, gruppo di afro-beat, e da Ira Wolf Tuton degli Shai Hulud, Ahmed Gallab ha realizzato “Mars”, esordio assoluto di Sinkane, un nome che idealmente vuole sembrare quello di un antica divinità monolitica africana, un’idea musicale assolutamente nuova e brillante che ha visto anche la partecipazione del sassofonista Casey Benjamin. In realtà Sinkane è pero una ‘one man band’ con Gallab che suona sia la chitarra che il basso, sia le tastiere che la batteria. Brani come Runnin primo singolo tratto dal disco, Lovesick e Mars la ‘title track’, rivelano una propensione verso una musicalità globale, che abbraccia il soul e il funky dei primi anni Settanta ma che contiene chiari riferimenti a melodie sudanesi e a sonorità proprie dell’Africa Occidentale.
Progetto rischioso, ma che si rivela vincente, grazie ad un “groove” di fondo che conquista al primo ascolto, che è avvincente, molto sensuale e moderatamente “catchy”. Echi di Curtis Mayfield e di Bootsy Collins, citazioni neanche troppo velate da vecchie cose di Marvin Gaye e di Sly & the Family Stone accompagnano il percorso di Ahmed Gallab verso una sonorità che è però decisamente moderna. Siamo in presenza di un vero e proprio “dance party” di fine secolo, dove melodie pop e ritmi ostinatamente percussivi si incontrano. Il risultato è davvero gradevole, anni luce lontano da quella “ethno music” prodotta dalla Womad di Peter Gabriel e che ha da qualche tempo cominciato a mostrare segni di stanchezza. Da ascoltare.
|
|
31/12/2012 -
©2002 - 2026 Extra! Music Magazine - Tutti i diritti riservati
|
|
|
|
|
©2002 - 2026 Extra! Music Magazine - Tutti i diritti riservati
|