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Bello, delizioso il disco d’esordio che Hannah Williams & Tastemakers hanno sfornato in autunno. Del resto la si attendeva da tempo questa produzione, soprattutto alla luce della lunga serie di frizzanti esibizioni che avevano piacevolmente contraddistinto la prima fase artistica della band. Concerti che non solo avevano permesso all’intrigante progetto inglese di far conoscere al pubblico alcuni pezzi del repertorio destinati ad essere inclusi in questo ”A Hill Of Feathers”, ma anche di perfezionare un rodaggio quanto mai opportuno, fondamentale, in vista delle recording sessions. E bisogna dire che tutta l’intensità espressa in passato sui vari palchi d’Europa, Hannah Curtain (questo il vero nome dell’eclettica leader) e soci sono riusciti a conservarla anche in sala d’incisione e il loro lavoro rappresenta perciò il primo capitolo di un percorso finora ammirevole.
Il disco, pubblicato ufficialmente lo scorso 15 ottobre per la Record Kicks, non è altro che un sensazionale contenitore di elementi soul, funky, afrobeat e pop rock dal piglio alquanto brit. È un lavoro senza dubbio dinamico, ricco di colori e di sfumature. Privo di sbavature, convince perché se da una parte rievoca elementi sonori tutto sommato retrò, dall’altra mantiene comunque un taglio moderno. Ascoltandolo si avverte come non sia un qualcosa di prevedibile, ma che abbia invece molte più risorse di quanto si possa immaginare. Viaggia su due binari insomma. Mantiene la tradizione (e fin qui ci siamo), ma non perde d’occhio il suono odierno, che in questa caso il gruppo ha cercato di coltivare con meticolosità al fine di renderlo quanto più personale. “A Hill Of Feathers” ha di certo la capacità di scorrere benissimo, oltre a quella di lasciarsi ascoltare senza però risultare leggero, evanescente, abulico. C’è infatti un desiderio per nulla nascosto di mantenere l’orecchiabilità. Però c’è anche la voglia di mescolare le carte, di azzardare accostamenti apparentemente poco promettenti e redditizi. Ecco quindi che il risultato complessivo è tutto sommato soddisfacente, o comunque più che positivo. Del resto non è semplice, al giorno d’oggi, attirare l’attenzione di un ascoltatore spesso e volentieri distratto, nonché poco propositivo: e invece questo album ha tutte le carte in regola per riuscirci, forse tramite la sua genuinità, la purezza dei suoi suoni e la sontuosità degli arrangiamenti, sempre consistenti ma non per questo eccessivamente voluminosi, tantomeno invadenti, artificiosi.
Dieci sono le tracce in scaletta. Si tratta di canzoni eterogenee, in grado di palesare le diverse situazioni in cui Hannah Williams & The Tastemakers dimostrano di essere a proprio agio. Si passa continuamente da momenti intensi ed ispirati, per certi versi passionali, ad altri più accesi e contaminati, dalle tinte non proprio consuete. Qualche esempio? Per la prima categoria di pezzi si potrebbe citare la pregevole Tell Me Something (Liberties), piuttosto che Washed Up; per il secondo “raggruppamento” basterebbe segnalare Do Whatever Makes You Feel Hot, ma anche la successiva Don’t Tell Me, con quel taglio sonoro che ricorda i nostrani Funkallisto, non può non essere suggerita. Ogni episodio, a prescindere dalla propria entità, denota estrema maturità e spessore. Nulla qui ha il compito di riempire e basta, tutto è ponderato e degno di nota, elegante. Pure le esecuzioni dei brani sono decisamente impeccabili ed è fra le altre cose, suonato benissimo. La voce della Curtain fa il resto e così l’album, come già ampiamente detto, scorre che è una meraviglia, fa stare bene, invoglia ad un ascolto ripetuto. E in più si addice a differenti situazioni. Ottimo da ascoltare in solitaria così come da proporre in contesti meno formali; adatto non solo alla dimensione casalinga, ma anche predisposto per i viaggi in automobile, “A Hill Of Feathers” metterà d’accordo un po’ tutti. Su questo non ci piove. Approfondire, approfondire please!
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