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Elbow
Dead In The Boot
2012
Fiction Records/Polydor
di Chiara Felice
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Potrebbe essere uno dei migliori album degli Elbow ma sfortunatamente non si tratta di un nuovo lavoro di inediti, bensì di una compilation che raccoglie una successione assolutamente interessante di B-side. Finalmente un punto di vista diverso: “Dead In The Boot” è un lungo fluire di eterogeneità, i percorsi sonori appaiono in molti tratti più scarni ed artigianali (The Long War Shuffle), la ricerca del motivo musicale cardine sembra arrivare con una naturalezza disarmante (Love Blown Down) e non mancano i climax tanto cari a Garvey (Lay Down Your Cross). Se da un lato si possono sentire richiami – nemmeno tanto sussurrati – ad un sound tipico dei Radiohead (Lucky With Disease), dall'altro non passa inosservato il copia-incolla effettuato sulla splendida Every Bit The Little Girl, che presenta il motivo musicale fondante identico alla Gabrieliana We Do What We Told. Omaggi più o meno involontari a parte, la bellezza di questo disco risiede proprio nella genuinità della sperimentazione, privo di ogni livellamento che molto spesso riduce i brani a confezioni regalo, vuote all'interno. In questa raccolta si sente l'approccio spontaneo e libero da ogni “stress da vendita” e proprio questo riesce a renderlo un perfetto caleidoscopio di emotività: dalla spigolosità di brani come McGreggor, all'introversa delicatezza di canzoni tipicamente Elbowiane, come Waving From Windows, fino ad arrivare al richiamo delle terre del blues in The Long War Shuffle. “Dead In The Boot” è senza ombra di dubbio il riassunto migliore del percorso di questa band ed è sicuramente superiore ad alcuni album del gruppo. Guy Garvey dovrebbe iniziare a passarlo costantemente durante il suo programma radiofonico ‘Finest Hour’ in onda sul sesto canale della BBC; dovrebbe farlo anche per ricordare a se stesso che un'artista non dovrebbe mai perdere quell'approccio genuino e sperimentale che lo caratterizza. Speriamo che il prossimo album in studio degli Elbow sia all'altezza di questa sublime compilation, che si possa prendere spunto da questo per ripartire e che non si tenti di andare avanti levigando il sound che ormai caratterizza la band, fino a trasformarlo in una confezione regalo. Vuota.
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29/08/2012 -
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