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Al di là del messaggio politico che traspare dai testi scritti da Marino Severini, condivisibile o meno e che sposa senza mascheramenti l’ideologia di sinistra, è impossibile negare l’originalità e l’attualità di quest’album che, a distanza di venti anni dalla sua prima uscita, propone musiche e temi coinvolgenti composti con passione, cura e sensibilità. “Le Radici e la Ali” fu il primo album scritto in italiano dai Gang ed uscì nell’ormai lontano 1991. Prima di allora il duo di Filottrano aveva composto testi esclusivamente in inglese, perciò l’album, che dava inizio ad una trilogia che proseguì con i successivi “Storie d’Italia” e “Una Volta Per Sempre”, segnava l’inizio di una svolta, di una presa di coscienza che spinse i Gang a tornare alle loro radici musicali, contaminando il loro rock originario con note di folklore, e a schierarsi apertamente dalla parte del proletariato, dei derelitti, dei “rivoluzionari di sinistra” che hanno lottato per la libertà. Il loro messaggio sociale, più che politico, è chiaro ed emerge subito da testi quali Socialdemocrazia, Sud, Ombre Rosse, Le Radici e le Ali, in cui le invettive contro una società omologata e corrotta dal vizio e dal denaro si alternano alla consapevolezza della perdita di valori e di ideali, e del bisogno urgente di ricrearli. Alle porte del ventennale dell’uscita dell’album, nel 2011 i Gang decidono di riproporre il loro “vecchio” lavoro in versione live, coscienti del fatto che quel loro messaggio lanciato venti anni fa non è mai stato così attuale, e così registrano il concerto tenuto il 16 Settembre 2011 nella piazza di Filottrano, il loro paese natale, per riscoprire appunto le loro radici ritrovando il tepore del focolare, e per ricreare quel clima di festa popolare e di condivisione indispensabili "per muovere i primi passi ancora una volta verso l’orizzonte di sempre, quello della Libertà". Il live inoltre, è strumento ideale anche per riproporre altri successi dei Gang ed è corredato da un dvd che contiene, oltre la registrazione della serata, anche un intervento di Marino Severini sull’album. Interessante.
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