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Wovenhand
The Laughing Stalk
2012
Glitterhouse Records
di Antonella Frezza
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È passato più di un decennio da quando David Eugene Edwards ha messo su il progetto Wovenhand, arrivato oggi, nonostante gli svariati cambi di line-up, al settimo capitolo in discografia, “The Laughing Stalk”. Non ci vuole molto per capire il motivo per cui il nuovo disco della formazione di Denver viene descritto come «l'incarnazione più “heavy” della band», le intenzioni infatti sono chiare fin dai primi momenti dell'opener Long Horn e vengono poi confermate dalla successiva titletrack: non molto resta del folk dei precedenti lavori, il rock stavolta si fa più pesante, cupo e denso. Registrato live in studio, in “The Laughing Stalk” l'intreccio di strumenti a corde crea un suono corposo, stratificato e ricco di dettagli, che “costringe” l'orecchio a un'immersione totale nella musica, per non perdersi nessuno di quei passaggi, quelle note, quegli accordi che costituiscono tutti insieme parte integrante e necessaria dell'essenza di ogni canzone. Ancora più spessa l'atmosfera dalla seconda metà della tracklist, quando la sperimentazione raggiunte il suo picco più alto e si insinua prepotente nei brani: i colpi sulle pelli si fanno più martellanti e ripetitivi e disegnano un sentiero percussivo sul quale si dispiegano gli altri strumenti, conturbanti e inquieti, la voce di Edwards a richiamare visioni mistiche e spirituali. Un album intenso, in bilico tra chitarre distorte e melodie evocative, riff incisivi e paesaggi lirici.
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17/01/2013 -
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