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Proprio mentre ci accingiamo a recensire ”Cayne”, full length della maturità dell’omonima band in uscita in questi giorni, ci giunge la notizia che il chitarrista Claudio Leo, che insieme a Raffaele Zagaria, nell’ormai remoto 1999, aveva abbandonato i Lacuna Coil per dare vita a questa nuova formazione, ha perso la sua battaglia contro il cancro. Qualunque frase di circostanza appare inevitabilmente scontata. Claudio aveva lavorato sodo per far sì che i Cayne non rimanessero un “derivato” nell’ombra dei Lacuna e dare al suo progetto un’immagine e un sound ben identificato. Ci è riuscito, a nostro parere, e il modo migliore in cui possiamo salutarlo è ascoltare, vivere e valutare la sua musica esattamente come se lui fosse ancora qui e potesse raccogliere le nostre opinioni e suggerimenti, perché questo vorrebbe ogni musicista. Ed è questo che faremo.
Dopo una breve intro, potenti riff di chitarra presentano Waiting, un pezzo power-gothic rock senza particolari picchi. Le strofe hanno un andamento easy e regolare, forse troppo, dato che il pezzo in generale dà l’impressione di essere un po’ debole e retto soprattutto dalle parti vocali, a discapito di quelle strumentali. Don’t Tell Me è un brano più marcatamente rock, scorrevole ed energico. Together As One è stata scelta come primo singolo, e si capisce il perché: ben costruita soprattutto nei passaggi strumentali, in cui le melodie tendono al gotico puro, con un primo breve, ma intenso assolo di violino di Giovanni Lanfranchi, e altri riff aggressivi. Anche qui, però, nella strofa è possibile notare una certa compressione della parte musicale, su cui predomina la performance vocale di Giordano Adornato, mentre il ritornello è più teso e passionale e il bilanciamento di melodia e cantato è nel complesso migliore. King Of Nothing è una delle tracce più adrenaliniche e incalzanti del disco, e non è un caso, perché qui c’è lo zampino di Jeff Waters, chitarrista geniale dalla fantasia scatenata e anima degli Annihilator. Nella power ballad Little Witch emerge invece il lato più soft, languido e romantico dei Cayne: bello il riff di violino, inserito anche nel bridge, a cui segue un buon assolo di chitarra, uno dei pochi veramente valorizzati dalla collocazione all’interno delle track. Addicted appartiene al passato della band, e si sente, perché il suo ritmo quasi crossover ha poco a che vedere con l’attuale identità sonora dei Cayne, mentre il DNA non mente in Through The Ashes, dove l’apporto di una vecchia conoscenza, Andrea Ferro, conferisce alla canzone un sound decisamente … lacuniano. Deliverance e My Damnation poco aggiungono a quanto fin qui presentato, si ha l’impressione che la band sia un po’ a corto di fiato in questa fase. Ma ecco che arriva Black Liberation, e un assolo così non può passare inosservato, sfido io: lo firma nientemeno che Paul Quinn, per gentile concessione dei poderosi Saxon, a cui i Cayne hanno fatto da sparring partner un paio di anni fa in una gran bella serata a Trezzo sull’Adda. Evidence ha un taglio moderno, forse un tantino testosteronico e “tamarro”, come accade in buona parte dei brani che denunciano un’influenza crossover. Buono l’assolo e le parti chitarristiche. La conclusiva Like The Stars, certamente più radiofonica, è un’ulteriore conferma del fatto che i Cayne si esprimono molto bene nei pezzi più orecchiabili, e che forse dovrebbero abbandonarsi di più alla corrente e non inseguire a tutti i costi la dissonanza e la durezza dei suoni.
Dal punto di vista compositivo, l’album non presenta novità sconvolgenti, a livello musicale ed espressivo i momenti intensi non mancano, ma si ha sempre l’impressione che siano troppo brevi e un po’ affogati nell’iperproduzione, che è il problema un po’ di tutto il gothic rock moderno. Personalmente, in un prossimo episodio mi piacerebbe vedere un po’ ridotta questa dispersione emotiva, assecondando, perché no, la naturale propensione della band alla melodia. Siamo certi che i Cayne sapranno perfezionarsi e migliorarsi, anche se si farà sentire la mancanza di un membro fondamentale. Ciao Claudio, stay metal!
TRACKLIST: 1. The Strain (Intro) 2. Waiting 3. Don’t Tell Me … 4. Together As One 5. King Of Nothing 6. Little Witch 7. Deliverance 8. Addicted 9. My Damnation 10. Through The Ashes 11. Black Liberation 12. Evidence 13. Like The Stars
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