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Criminal Jockers
Bestie
2012
42Records
di Daniele Bagnol
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Ecco l’ennesima perla dell’ormai affidabilissima etichetta 42Records, vale a dire i Criminal Jokers. Non che fossero del tutto sconosciuti a coloro che scavano un po’ più in profondità dei soliti circuiti, ma questo secondo lavoro segna una svolta decisa: cambio di line-up, formazione passata da quattro a tre e testi in italiano. A ciò va sottolineata poi la collaborazione in produzione di Manuele Fusaroli (già Zen Circus, e non servirebbe aggiungere altro). Ecco quindi che “Bestie” assume un valore evoluzionistico da non sottovalutare: se l’esordio “This Was Supposed To Be The Future” era già di per sé ricco di ottimi spunti, molto interessante nelle sfumature e nelle costruzioni melodiche, questo secondo disco vede un grosso balzo in avanti. Un lavoro che nella sua interezza racconta dieci episodi legati insieme da un filo logico, un incessante avanzare (o indietreggiare verso il baratro?), raccontato con la voce disincantata e primitiva di Francesco Motta (e qui ritornano ancora a far capolino gli Zen Circus, se proprio vogliamo trovare un’assonanza) che inghiotte tutto verso un’oscurità adolescenziale ed un realismo diretto fatto di sangue e fango. I testi dei Criminal Jokers poi sono vera e propria prosa: scarni ed immediati, taglienti e corrosivi, impronte liriche che seguono un nichilismo (“Abbiamo provato che vuol dire l’inferno”, oppure “La fine che ci meritiamo è niente”) che vede apparenti barlumi di luce (“E se finisse tutto, un finale diverso, un finale che non muore nessuno”) per poi ricadere definitivamente nelle tenebre (“Vicino all’inferno un bambino mi tende la mano”); non mancano poi anche frustate alla società moderna, fatta di troppa apparenza (“La nostra città è orami coperta dal fango” e “Io che ho sempre i tacchi alti adesso sento male se proviamo a camminare scalzi”). Insomma, “Bestie” è praticamente un vagito primordiale ancora grezzo, dal ritmo cadenzato militaristico in cui fanno da contraltare arrangiamenti timidamente pomposi e ricercati, al limite dell’orchestrale; e questi continui sbalzi melodici non fanno altro che confermare l’abilità dei tre talentuosi pisani di saper raccontare il mondo reale. Bisognerebbe sviscerare ogni brano nel dettaglio per comprendere la bellezza del disco, ma mi limiterò ad ergere sull’altare del sacrificio un paio di tracce tra le più significative: l’amore al primo ascolto della melmosa Fango, folk-rock dai richiami ancestrali, e la coda psichedelica di Lendra che scorre istintivamente fino alla fine come sangue nelle vene. Il processo evolutivo dei Criminal Jokers è evidente ed inarrestabile, speriamo continuino così.
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27/01/2013 -
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