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Ólöf Arnalds
Sudden Elevation
2013
One Little Indian
di Fernando Rennis
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La voce di Ólöf Arnalds che scorre lungo il pianoforte e viene sostenuta da sfumature di ritmica e chitarra in German Fields è la quintessenza del terzo album dell'artista islandese. L'incedere melodico è proprio il punto di contatto tra l'immagine del vento tra i campi mitteleuropei e il mood in cui la cantautrice ama rifugiarsi. Inutile rimarcare che la voce di Ólöf, elogiata persino da Bjork, ha il giusto ruolo di protagonista grazie al suo timbro e a come viene piegata in base alle esigenze dei singoli episodi di ”Sudden Elevation”, un disco godibile che oscilla tra un folk caldo ed un gelido sapore nordico di accordi in minore. In questo senso impeccabile è certamente Call It What You Want, una struggente ballata in cui ogni cosa è al proprio posto e nell'equilibrio generale l'emozione la fa da padrone. A lungo andare ci si trova di fronte a dei Kings Of Convenience meno intimisti, piuttosto che ad una Norah Jones più sfacciata, più generalmente a venature pop bene nascoste ma pur sempre presenti che rendono la tracklist snella nonostante le caratteristiche dei brani che non sono certo esuberanti ed allegri. A volte l'inverno, a dispetto di quanto si possa pensare, è tenero e a tratti infonde anche un tepore che sa di dolcezza, di fragile amarezza. Olof ne è la dimostrazione vivente.
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28/01/2013 -
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