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“Slow, It Goes”. Il titolo di un altro EP che i Nosound fanno uscire nel 2007, ci suggerisce - forse – la migliore definizione del lavoro di questa band. Ed il termine “slow” in questo caso non deve avere un'accezione negativa, tutt'altro: questa è la lentezza della contemplazione, dell'attesa del momento propizio; è la determinazione e costanza con la quale la goccia d'acqua riesce a scavare la roccia. I Nosound hanno radici italiane ma, come spesso succede, il successo all'estero è di gran lunga superiore rispetto a quello nella madre patria. Nel 2008 rilasciano quello che ad oggi risulta ancora essere la loro punta di diamante, “Lightdark”, e il prossimo marzo uscirà il loro ultimo lavoro in studio. L'ep “At The Pier”, piccolo anticipo di ciò che ascolteremo a marzo, ci rimanda proprio alle sublimi composizioni di “Lightdark”. La band, che ruota attorno alla figura di Giancarlo Erra (fondatore del gruppo, compositore, voce e autore delle partiture di chitarra e synth) ha vissuto un importante cambio di line-up che ha visto l'abbandono di Gigi Zito e Paolo Martellacci, e l'entrata in scena del tastierista Marco Berni e dell'ex Porcupine Tree, Chris Maitland alla batteria, mentre rimane l'inossidabile Alessandro Luci al basso e Paolo Vigliarolo alle chitarre.
Emblematico il titolo del brano che apre l'ep, A New Start, un nuovo inizio che raccoglie dentro di sé tutto il bene e il male di un passato destinato ad influenzare indissolubilmente il presente. Il sound che si era cristallizzato alla perfezione in “Lightdark” qui viene ulteriormente raffinato e l'ascesa sonoro/emotiva diventa un'esplosione di tante unità crepuscolari. La ricerca di una maggiore raffinatezza negli arrangiamenti anziché portare ad un minore coinvolgimento emotivo, sembra riuscire ad incrementare quest'ultimo. Se The Anger Song - con una splendida batteria di Maitland - ci fa riaffiorare alla mente una delle ultime svolte Porcupiniane, il suono dei Nosound appare sempre più delineato e unico. Di primaria importanza l'apporto dato dalla violoncellista Marianne De Chastelaine al brano che chiude l'ep, Two Monkeys, forse la canzone più crepuscolare delle tre, con un testo molto meno in “chiaro-scuro” rispetto alla linea di Erra e un pianoforte che rimanda proprio a quello stato di contemplazione, all'andare e venire delle onde. Dopo l'ascolto di “At The Pier” l'attesa diventa ancora più ricca di grandi aspettative proprio perché già da queste tre canzoni si intuisce che il percorso dei Nosound si è ulteriormente perfezionato, sia dal punto di vista della scrittura dei testi, che negli arrangiamenti musicali, questi ultimi ancora più raffinati e coinvolgenti, tanto che ogni ascolto ci appare come un viaggio da fermo, un vortice silenzioso in grado di avvolgere ed entrare sottopelle con una delicatezza ed eleganza unica.
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