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La cosa incredibile di un fuoriclasse come Cesare Basile, che ne fa automaticamente comprendere l’enorme estro, è che dal 1994 in poi il cantautore catanese non ha mai sfornato un disco vicino alla mediocrità. E nemmeno sottotono. Le sue produzioni sono andate sempre di pari passo con la sua straripante crescita, maturazione artistica. E bisogna dire che un notevole salto di qualità Basile l’abbia fatto nel 2001, anno in cui vide la luce un autentico gioiello del calibro di Closet Meraviglia: lì qualcosa cambiò. Lì Basile si allontanò abbastanza da un atteggiamento, da un approccio piuttosto rock per accostarsi con trasparenza alla canzone d’autore, puntualmente intesa e sviluppata attraverso un modo tutto suo. Un modo efficace, per certi versi alternativo ed assolutamente affascinante verrebbe da dire.
Del resto l’aver virato in maniera netta su un cantautorato elegante e suggestivo ha comportato anche uno spontaneo e progressivo avvicinamento non soltanto al folk e al blues, ma anche e soprattutto alla musica popolare, tradizionale. Se già nel precedente Sette pietre per tenere il diavolo a bada (rilasciato nemmeno due anni fa) i rimandi al territorio e alla lingua siciliana erano tutto sommato labili, in questo nuovo lavoro l’esigenza di avvalersi del dialetto per raccontare la realtà che quotidianamente lo circonda appare ancor più elevata, preponderante. In Cesare Basile, nei negozi dall’8 febbraio e pubblicato per la Urtovox di Paolo Naselli Flores, si respira infatti l’odore forte dei vicoli di paese; s’immaginano situazioni tanto paradossali quanto sinistre e minacciose. Questo perché Basile dimostra per l’ennesima volta un’abilità assai rara nel fotografare e nel captare consuetudini tipiche dell’Italia meridionale. E lui, tornato nella sua Sicilia dopo aver trascorso un bel po’ di anni a Milano per motivi prettamente lavorativi, certe circostanze sa descriverle ed illustrarle in maniera sempre diversa ed originale. Si prendano ad esempio alcuni brani geniali come Nunzio e la libertà, Caminanti e Sotto i colpi di mezzi favori: sono pezzi così esemplari che non necessitano neanche di essere descritti, tantomeno spiegati. Parlano da soli. Nelle tematiche e negli argomenti che sceglie di approfondire, e su cui predilige concentrarsi, il musicista classe ’64 non sembra mai porsi freni e, in particolar modo in questo Lp, opta per un registro costantemente tagliente. Un registro quanto mai ideale per esprimere considerazioni importanti, per denunciare tutto il proprio sdegno nei riguardi delle assurdità che lo circondano. Quelle di fronte alle quali o si rimanere inermi oppure si tirano inevitabilmente fuori gli attributi: Parangelia, primo singolo della raccolta, è sotto questo aspetto confacente. Tuttavia la grandezza di Basile non si palesa solamente nei testi e nella poetica, dove comunque non sembra avere particolari rivali al giorno d’oggi, ma anche nel sound, nelle musiche e negli arrangiamenti. Mescolando numerosi elementi e generi musicali, l’autore crea pure stavolta una serie favolosa di sfumature ammalianti. Determinante, in tal senso, l’alchimia ottenuta attraverso l’uso di diverse chitarre (acustiche, ma spesso e volentieri elettriche), percussioni, fiati e strumenti d’altri tempi e di origini differenti ma, in ogni caso, incastonati con una perfezione a dir poco disarmante.
Cesare Basile è un album ficcante e profondo per via del fatto che sia stato prodotto magistralmente. Ed è un disco in cui hanno messo lo zampino notevoli esecutori. Qualche nome? Andrea Pesce, Marco Iacampo, Massimo Ferrarotto, Enrico Gabrielli, Marcello Caudullo e Rodrigo D’Erasmo. Insomma, gente che di risorse ne possiede tantissime. D’altronde, se già in partenza le dieci canzoni scritte da Basile godevano di una certa potenza, figurarsi quanta magia e spessore siano stati in grado di aggiungere questi strumentisti.
Una sola ed ultima cosa ci si sente di aggiungere: fate uno sforzo, fate una buona azione e uscite di casa. E andate a comprarvi una copia di questa splendida produzione: capirete che in questo articolo non si è esagerato affatto nel lodarne il valore complessivo. Fatelo però! Fatelo sul serio. Già dopo il primo ascolto vi renderete conto dell’efficacia di queste dieci tracce. La settimana successiva all’acquisto, una volta metabolizzato a dovere, dedurrete autonomamente che questo album ha davvero tutte le carte in regola per rivelarsi una delle pubblicazioni italiane più sensazionali del 2013.
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