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The Irrepressibles
Nude
2013
Naked Design Recordings/Family Affair
di Stefano Torrese
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A due anni di distanza dal debutto con “Mirror Mirror”, i The Irrepressibles, capitanati da Jamie McDermott, escono con un secondo lavoro, “Nude”, che segna la svolta matura e consapevole di un collettivo uscito alla ribalta dopo un passaparola mediatico e un successo che li portò in pochissimo tempo a diventare un fenomeno della rete. Rispetto all'esordio, “Nude”, è un vero e proprio testamento auto-biografico di McDermott. Le pose da dandy melanconico, i vibrati androgini e le liriche intimiste creano un personaggio al limite tra Marc Almond ed Antony Hegarty, conosciuto come Antony and The Johnsons. Ma le similitudini non finiscono qui. La creatura di McDermott risale le viscere della tradizione art-pop inglese. Parte dalle maschere asessuate di David Bowie, arriva alla potenza omo-erotica del cineasta Derek Jarman ed esplora i meandri più reconditi di una vita passata in solitudine a causa di amori non accettati dalla società.
Le tracce dell'album lasciano spazio a lunghe suite strumentali dal sapore post-rock, ma è la voce di McDermott a fare da protagonista. Dopo l'iniziale ambient-pop di Time Passing, si passa alla struggente litania di Pale Sweet Healing; McDermott declama le intenzioni che danno il titolo all'album: «Take off your clothes / I want to see you naked» (Togliti i vestiti / voglio vederti nudo), poggiando la profonda voce su una lineare chitarra acustica fino ad aprirsi in un ritornello pieno di sensualità dove si liberano archi e campane. Echi alla David Sylvian sono presenti nella minimale New World, mentre Two Men In Love suona come un omaggio al Rufus Wainwright più romantico. Il baroque pop suonato dai The Irrepressibles ha la capacità di adattarsi al personaggio creato da McDermott senza snaturarne la vena autoriale. Lo strumentale The Opening è l'unico brano che segue pedissequamente i dettami stilistici del genere, mentre il resto dell'album sfrutta le potenzialità dei dieci componenti intessendo melodie pop semplici e orecchiabili. C'è spazio anche per la lenta ballata, strutturata su un arpeggio di chitarra che sa di Leonard Cohen, di To Be. Arrow e Tears sono i brani dove la componente elettronica è più presente fino a sfiorare somiglianze con i primi Depeche Mode. Ship, infine, è un perfetto brit-pop con arrangiamenti classicheggianti che riassume in maniera perfetta la poetica musicale dei mancuniani The Irrepressibles.
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06/02/2013 -
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