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Trieste, con i suoi lineamenti mitteleuropei, è sempre stata un punto di incontro per culture diverse, dove artisti e scrittori si sono avvicendati dando, all'ex città austroungarica, un profilo internazionale. Proprio a Trieste e ad uno degli scrittori più importanti del '900, che lì abitò e lavorò per diversi anni, si rifà il titolo del nuovo lavoro di Keith Tippet e Giovanni Maier: ”Two For Joyce – Live in Trieste”. Entrambi raffinati jazzisti, pianista Tippett e bassista Maier, si ritrovano a lavorare nuovamente insieme. Il duo, dopo la collaborazione avvenuta per il progetto musicale, “Viva la Black”, del trombettista Pino Minafra e il concerto del maggio 2012, durante la manifestazione “Le nuove rotte del jazz”, ha sentito l'esigenza di registrare questo disco. Pubblicato con l'etichetta discografica Long Song Records/Audioglobe, l'album è composto da una sola lunga traccia di cinquanta minuti che raggiunge l'ascoltatore con una varietà di registri tali da rendere appieno il virtuosismo dei due musicisti, senza però creare un muro di snobismo tra loro e chi ascolta. Il titolo non poteva essere più azzeccato. Il riferimento a Joyce è in perfetta armonia con il contenuto dell'album. Se Stefano di Battista aveva dedicato un brano del suo “Woman's Land” a Molly Bloom, protagonista femminile dell'opera dello scrittore irlandese, qui ci troviamo di fronte ad una sorta di trasposizione musicale dell'Ulisse joyciano del 1922. Così, come il registro narrativo del romanzo è variegato e spazia tra vari generi letterari, anche in “Two For Joyce” siamo al cospetto di un'opera complessa caratterizzata da un registro musicale multiplo che lascia spazio al duo di improvvisare. Come in un flusso di coscienza, caratteristico dell'opera di Joyce, nel quale i pensieri si accavallano gli uni sugli altri, le note si susseguono con intensità diverse. Da quelle più pungenti e nervose del piano si passa a melodie più dolci e calde attraversate da movimenti oscuri o con tinte oniriche. Il basso di Maier è ricco e consistente, si intreccia e arricchisce di valore grazie al piano. Il compositore britannico, con alle spalle una lunga carriera, che lo ha visto collaborare, tra gli altri, con i King Crimson e The Dedication Orchestra, e il bassista Maier, tra le eccellenze del jazz italiano, hanno unito le loro qualità e capacità musicali al servizio di un lavoro dallo spirito universale che non si richiude nella semplicistica etichetta di jazz ma che unisce e si colora di tecniche e stili diversi.
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