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E’ possibile combinare tanta perizia tecnica e perfezione stilistica con la passione e l’energia che da sempre contraddistinguono l’Hard Rock? Dopo aver sentito Counterclockwise, il terzo album di Ivan Mihaljevic & Side Effects sembra proprio di sì. Si definiscono come un “ecletic rock trio”, ma in realtà sono un supergruppo originario della Croazia, formato dal talentuoso Ivan Mihaljevic chitarrista degli Hard Time, ma anche vocalist, songwriter e producer, da Majkl Jagunic, dei Big Rock, al basso elettrico, e da Alen Frljak, insegnante al Modern Rock Institute di Zagabria, alla batteria.
Il nuovo album viene dopo Destination Unknown e Sandcastle e dimostra come anche l’Europa Orientale possa partorire dell’ottimo Hard Rock, e non soltanto un cerebrale Progressive. L’indiscusso talento chitarristico del giovane Ivan Mihaljevic risulta molto influenzato da “guitar heroes” del passato come Steve Vai e Joe Satriani e da certo Epic Rock, poderoso e sinfonico della metà degli anni Ottanta, ma comunque la proposta musicale risulta quanto mai moderna, aggiornata ed accattivante. Brani come Driving Force, una composizione che risente molto dell’impronta Iron Maiden, oppure come Build Your Destiny e Too Much Is Not Enough, mettono in luce il talento musicale indiscusso di Ivan Mihaljevic, chitarrista che ha aperto i concerti di Richie Kozen e anche alcune date degli Scorpions, e la formidabile sezione ritmica costituita da Jagunic e da Frljak, davvero molto abili nell’assecondare le impennate soliste di Mihaljevic, capace sia di arpeggi delicati e suadenti alla chitarra acustica - come nell’ “intro” di Too Much Is Not Enough o anche su Gilded Cage - sia di sfrenate e lancinanti cavalcate Hard Rock, come sulla bellissima Time Travel, un episodio solo strumentale che però costituisce una delle gemme incastonate su questo bellissimo album. Inoltre Ivan Mihaljevic risulta molto migliorato come cantante e riesce a conferire un forte spessore emotivo ad ogni sua interpretazione nell’arco di un “concept album” che sotto il profilo delle liriche è interamente orientato verso una nuova consapevolezza di sé, l’unica speranza, l’unico elemento che ci può salvare in un periodo di crisi globale come quella che stiamo attraversando.
Da segnalare infine l’ottima Eclipse, un brano dalla indiscutibile valenza epica e della durata di dodici minuti, una composizione ancestrale che mescola a perfezione l’afflato Hard Rock, influenze sinfoniche e virtuosismi chitarristici di alta levatura. Un disco di ottimo livello, davvero ben suonato, da ascoltare a volume alto e che soddisfa pienamente grazie a tutte le sue diverse articolazioni, nonché ai suoi variegati, infuocati passaggi.
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