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A tutti sarà capitato prima o poi di fare un sonno agitato, di quelli che ti rigiri nel letto saltando da un incubo all’altro a causa del troppo cibo e alcoll. Bene, se non siete degli aquarium drinker di musica estrema il nuovo disco degli Zeus! è identico a una di quelle notti.
Si chiama Opera (chirurgica aggiungeremmo), è stato partorito da due menti malate, ben consce di esserlo, ideato con lo scopo di sconvolgere parecchi ascoltatori, provocandogli mal di testa e nausea. Il perché, se conoscete gli Zeus!, lo sapete benissimo. In sala di regia c’è Tommaso Colliva che, sempre più spesso, troviamo nelle “opere” dissacranti che contano davvero nell’impoverito panorama del nostro stivale. Cavina e Mongardi combattono una battaglia che non prevede un vincitore, il conflitto a cui partecipano è globale, gli Zeus! contro il mondo insomma. Dal punto di vista musicale, che poi è quello che vi interessa davvero, Opera è una fornace in cui il “post tutto” viene spezzettato, fuso e introdotto in stampi incapaci di contenere alla perfezione la materia liquida. La fuoriuscita lascia scie incandescenti che colano ampiamente dai bordi bruciando tutto ciò che trova nel suo cammino. La sezione ritmica, che poi è l’intera band, macina e trita, accelera e rallenta, gonfia i muscoli come un esemplare maschio impegnato nella difesa del territorio o a conquistare la sua nuova compagna durante il periodo dell’accoppiamento. I pezzi sono veloci e corti ma nondimeno dolorosi come una serie di jab diretti al volto: si parte con Lucy In The Sky With King Diamond (titolo geniale) e si continua con brani come Bach To The Future che mostrano un noise-punk lucido, un’eruzione (cutanea la vostra) violenta che lambisce i territori tanto cari ai Meshuggah. Questo secondo capitolo, distribuito dalla Rough Trade, è come un’orgia organizzata da gente poco raccomandabile: pensate ai Fantomas e Locust mescolati alla genialità folle, e impertinente, dei giovani Primus. Per aumentare il peso da sostenere, la band s’inventa Sick And Destroy, altro macigno in cui potete ammirare la splendida voce Justin Pearson che, con Satana attaccato al culo, risale dagli inferi in meno di due minuti. Il dialogo fra basso e batteria è qualcosa di vitale che tesse trame e disegna la via in cui gli incastri, serratissimi, prendono forma tirando in ballo il jazz, ma senza disdegnare l’uso elegantemente “tamarro” della forza a cui le produzioni degli anni ‘90 ci ha abituati. Vulgar display of power, sì proprio così, il loro verbo è diretto e senza fronzoli, pericoloso come una rissa per strada.
Anche per le ospitate i nostri non sono da meno a nessuno, vantano: Vincenzo Vasi che disturba il suo theremin anche in Eroica oltre che nell’opener. Nicola Ratti fa del suo meglio in La Morte Young e Giorgio Gaslini Is Our Tom Araya.
In soldoni Opera è una mezz'oretta di ossa spaccate, cambi ritmici, accelerazioni brucianti, rabbia, violenza sonica e molta (auto)ironia come solo i migliori sanno fare, e cosa più importante senza stancare neanche un minuto.
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