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CorLeone è una delle tante sfaccettature del caleidoscopico talento di Roy Paci. Artista “siculo” con una ventennale esperienza alle spalle nella quale ha collaborato con artisti come Vinicio Capossela, Mike Patton, Manu Chao e Gogol Bordello. Paci, ha dato vita, tramite questo ennesimo progetto, alla sua vena più sperimentale e poliedrica. Dopo l'esordio del 2005 con “Wei Wu Wei”, il trombettista, torna con un nuovo lavoro intitolato ”Blaccahénze”, pubblicato dalla sua etichetta discografica, la Etnagigante. Il titolo, nel dialetto di un paesino abruzzese, significa casino/confusione e ben si confà, nell'accezione più positiva, ai suoni presenti nell'album che si mescolano tra di loro creando un sound cosmopolita difficile da etichettare semplicemente come jazz. Sicuramente meno popolare di Roy Paci & Aretuska, band fondata nel 2002 e caratterizzata da sonorità ska, rocksteady e funk che si legano a melodie legate alla sua terra, CorLeone nasce come una vera e propria urgenza dell'artista di Augusta di dare spazio al suo bagaglio di esperienze musicali, accumulate negli anni, con musicisti diversi tra di loro per tecniche e generi. “Blaccahénze” è composto da sette tracce che già dal primo ascolto sembrano, anche se ognuna distinta da sound proprio, legate tra di loro, grazie a una particolare atmosfera cinematografica che aleggia in tutti i brani.
Si apre con Cinematic Conventions of Murder, brano che ben sintetizza il significato del titolo e l'obiettivo di Roy Paci. Nel pezzo, infatti, si susseguono diversi stili musicali: dal rock progressivo dell' inizio che evolve verso il funk per poi virare, verso il finale, al jazz. In Moshpit Comedy l'intro ipnotico è un chiaro omaggio a Kashmir dei Led Zeppelin che grazie al virtuosismo dei musicisti diventa altro, una melodia più delicata che ricorda le note nostalgiche di Estate di Bruno Martino per finire poi con ritmi che rimandano alle sonorità che Paci ha fatto sue grazie ai tanti viaggi i soggiorni in Sud America. In Lookin For Work ritroviamo il jazz malinconico di Chet Baker che si sposa con il blues dei locali fumosi di New Orleans. In Umuntu Ngumuntu Ngabantu all'inizio rullante, che ci riporta alle origini di Paci, di quando da ragazzino iniziò a suonare con la banda del suo paese, si uniscono gli altri strumenti finalizzati a creare sonorità folk che sfociano in ritmi latineggianti. “Blaccahénze” prosegue con un brano dalla doppia natura, Tromba Loeil Reloaded, dove alla prima parte del pezzo, caratterizzato da un sound ombroso, si giunge ad un'esplosione di suoni energici e marcatamente rock. Budstep Infected chiude l'album fondendo jazz ed elettronica, e qui la mente non può non andare a Miles Davis e alle sue contaminazioni elettroniche alle quali arrivò, verso la fine degli anni '60, grazie anche alla moglie, Betty Marby, che lo introdusse al sound di artisti come Hendrix. Roy Paci è un'artista raro, capace di destreggiarsi tra diversi progetti e stili musicali, come ribadisce questa sua ultima fatica, nella quale mostra la sua anima più sofisticata e matura.
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