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Foals
The Holy Fire
2013
Warner Bros
di Daniele Bagnol
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Una splendida copertina è già un primo passo per accattivare il pubblico, e su questo punto Holy Fire non delude le aspettative. Poi c’è tutta la questione più generale che riguarda il famoso trauma del terzo disco, scoglio insormontabile di molte band costrette a scegliere la propria strada: gettare l’ancora per arenarsi nello stesso lido, oppure invertire la rotta e rinnovarsi rischiando comunque di fare un buco nell’acqua.
Ecco, Holy Fire è una sintesi di tutto ciò, si colloca infatti a metà tra la ruvidezza minimalistica dell’esordio Antidotes e l’innalzamento di muri sonori tendenti al romanticismo monumentale di Total Live Forever, ma non affonda i canini con decisione in nessuno dei precedenti: va detto a onor del vero che lo sforzo fatto qui da Yannis Philippakis e compagnia è notevole soprattutto nella ricerca certosina di arrangiamenti apparentemente disinvolti, e tecnicamente di buona fattura. E poi, cosa da non sottovalutare, c’è pure lo zampino alla produzione di Flood e Alan Moulder (basta nominare U2, Depeche Mode e Killers o devo andare avanti?) che fanno rigare dritti i cinque ragazzetti di Oxford, aggiungendo quel qualcosa che covava dentro i Foals ma che ancora non era esploso: l’attitudine da band da stadio. Certo, è qualcosa ancora in itinere, ma si cominciano a muovere i primi passi in questa direzione.
Ma passiamo alla scaletta. Quel tropical-prog (autodefinizione) tanto sbandierato nel precedente Total Live Forever, in questo terzo disco emerge qua e là per esplodere in tutta la sua prepotenza in Providence; la scintillante apertura di Prelude squarcia subito le nuvole di chi aveva ancora dubbi sui Foals. Poi c’è il singolone da hit Inhaler emblema della maturità compiuta, un hard-rock con chitarre infuocate e tanta energia da vendere; il richiamo di Antidotes ha un ruolo quasi da comprimario ma si fa persistente in tracce dancefloor come My Number (roba da Bloc Party, ma molto più ordinati) ed Everytime. Qualità leggermente sbiadita invece, in ballate che cercano di riproporre il mood della traccia capolavoro Spanish Sahara, come Late Night e Stepson. Insomma, nel complesso Holy Fire è un disco che si presenta compatto e roccioso, ulteriore conferma per i Foals.
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08/03/2013 -
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