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Prezioso nuovo album solo di Johnny Marr, 50 anni, originario del Lancashire, Inghilterra del Nord, uno dei musicisti più influenti degli anni Ottanta, ex chitarrista di una cult band come gli Smiths di Morrissey, eccellente songwriter e noto anche come produttore.
Adesso Johnny si è trasferito a Boston negli U.S.A. e suona con i Modest Mouse, ma la pubblicazione di questo suo nuovo progetto musicale si rivela come una tappa decisiva ed importante della sua storia artistica, perché getta una nuova luce su quella che è stata, in passato, la sua dimensione solista. Fin qui Johnny Marr aveva pubblicato dischi non all’altezza del suo talento e aveva avuto bisogno di affiancarsi ad altri musicisti per trovare delle idee giuste. Ora non più, perché The Messenger finalmente mette a posto le cose, grazie ad un album energetico e frizzante, che sa far sognare, che riesce ad intrattenere e che - di tanto in tanto - parte alla carica con degli ottimi episodi di punk and roll! Riscontriamo indubbiamente echi degli Smiths su brani come l’eccellente European Me e sulla morbida e sognante New Town Velocity, mentre gustose citazioni tratte dal periodo finale del punk inglese accompagnano composizioni come Upstarts o come le esortazioni ficcanti contenute sull’effervescente, scorticante Generate! Generate!. Chiare influenze di soul bianco inglese sono presenti su The Right Thing Right, il brano che apre l’album, mentre riconosciamo dei tratti beatlesiani su Word Starts Attack, il pezzo che chiude il disco. Su tutto, la chitarra di Johnny Marr, che può risultare lancinante su Lockdown e su The Messenger oppure più riflessiva su The Crack Up, ma che rimane sempre un gran bel sentire.
Ecco, forse il nuovo album manca di una certa unità compositiva, va bene, lo ammetto, ma ci guadagna in freschezza ed originalità. Fiumi di note che arrivano diritte al cuore e alla mente, lunghi viaggi elettrici verso orizzonti lontani per quanti sono capaci di sognare ancora. Da ascoltare a volume alto, se possibile.
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