|
BENVENUTO SU EXTRA! MUSIC MAGAZINE - La prima rivista musicale on line, articoli, recensioni, programmazione, musicale, eventi, rock, jazz, musica live
|
|
|
|
|
|
Esben And The Witch
Wash The Sins Not Only The Face
2013
Matador
di Maria Francesca Palermo
|
|
E’ definito come ‘nightmare pop’ l’inquietante mondo parallelo che cela il breviario gothic degli Esben And The Witch, trio di Brighton con un nome ispirato a una nota fairytale danese. Tenendo fede all’epiteto scelto e guardando al passato dei primi ‘80s (quando sulle proprie rovine cittadine s’innestavano umori cupi e scuri ritualismi) prendono in prestito dalle buie foreste nordiche una predilezione per certe atmosfere impetuose degne almeno in parte di nerissimo punk.
A due anni di distanza dall’esordio Violet Cries, la band capitanata dalla magnetica vocalità della straordinaria Rachel Davies, insieme ai soci Daniel Copeman e Thomas Fisher, riprende a far parlare la ‘strega’ lavandone peccati e viso dentro una foresta fantastica e visionaria appena ricondotta alla ragione da inserti di matrice wave. I nostri recuperano il filo del discorso laddove lo avevano lasciato, continuando a prediligere percussioni e tribalismi al chiaro di luna. Questa sorta di incantesimo si compone di dieci tracce attraverso le quali la sacralità della melodia è espressa su un canovaccio ben confezionato, dilatato in interventi di piano, effetti rumoristici stranianti e tanti, tantissimi tamburi.
Wash The Sins Not Only The Face è una buona seconda prova che segna di certo un ulteriore cammino evolutivo nella poetica degli Esben. L’athame della strega ha il respiro impegnato a immobilizzare il gelo dell’isola attraverso feedback bagnati e riverberi agghiaccianti (Iceland Spar, Yellow Wood); dissolvenze cavernose che suonano al rintocco di un campanile gotico un attimo drammatico e quello dopo sommesso (Slow Wave, Shimmering). Tutti vocaboli impegnati a mantenere ancora unito nella pratica l’intimismo organico e liturgico del sound: qui l’ondata witch-house suona vittoriana, si nasconde sotto vecchi lampioni a gas che mettono in scena gli spettri dell’animismo post-punk (Despair, Smashed To Pieces In The Still Of). Stratificazioni melodiche che radicano nell’ambiente le minacciose litanie percussive della sperimentazione sonora.
Cinto fra le mura di un nebuloso villaggio d’Inghilterra l’album sovrasta così il campo e i suoi orpelli di contorno: voci crepitanti, tocchi battenti e chitarre di ferro si aggirano lievi sul minutaggio complessivo dell’ascolto come la punta di un iceberg pronta a nascondere il meglio nelle profondità sottostanti.
|
|
04/04/2013 -
©2002 - 2026 Extra! Music Magazine - Tutti i diritti riservati
|
|
|
|
|
©2002 - 2026 Extra! Music Magazine - Tutti i diritti riservati
|