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Villagers
{Awayland}
2013
Domino
di Giancarlo De Chirico
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Dopo il successo inaspettato di Becoming A Jackal, Conor O’Brien decide di dare un seguito al progetto Villagers, che ora non è più un qualcosa di estemporaneo, ma diventa invece una vera e propria band. Niente carriera solista, almeno per il momento, per il giovane musicista irlandese, ex The Immediate, originario di Malahide, sulla costa orientale dell’isola. Fin dalle prime note dell’album si capisce come la scelta di O’Brien sia stata quanto mai indovinata perché i Villagers denotano una perfetta dinamica di gruppo dalla quale emerge il talento compositivo di Conor, oltre alla sua inconfondibile voce.
Brani come My Lighthouse, The Waves e Judgement Call rivelano un superamento del folk della tradizione e un passo deciso in avanti verso una musica di più ampio respiro, anche comunque fatta di ballate molto intime e personali. {Awayland} è un disco intelligente e gradevole, ricco di sfumature diverse, che non rinnega l’anima folk ma la racconta con modalità espressive più nuove, più fresche. Se ascoltate Nothing Arrived il brano più bello dell’intero album, vi accorgerete come il pop rock, una sezione di archi, l’intervento dei fiati e degli accenni di elettronica convivano accanto alle radici acustiche della band e contribuiscano a rendere il nuovo progetto dei Villagers davvero speciale. Le storie che racconta Conor O’Brien sono incantevoli, preziose e fluide come degli acquarelli disegnati attraverso la musica. Canzoni delicate e arrangiamenti che suscitano meraviglia, magari non apprezzabili da un ascolto distratto.
{Awayland} è un album denso di atmosfere oniriche, che va goduto in solitudine: solo allora si concede per intero e regala momenti di illuminazione. O’Conor ha dichiarato di scrivere le sue canzoni dalla prospettiva di un neonato, che ha appena scoperto il dono del linguaggio, la magia della musica. Infatti il disco inizialmente si sarebbe dovuto chiamare Birth, un titolo che viene richiamato con forza dalla copertina, che vede un bambino seduto davanti al mare. Una immagine molto dolce che ci riporta alla mente il mito dell’innocenza perduta che i Villagers ci fanno rivivere attraverso le undici canzoni di questo bellissimo disco. Paesaggi musicali che nascono acustici ma che vengano esaltati attraverso il ricorso a linguaggi diversi che sullo sfondo hanno in comune l’amore e il rispetto per la Natura, un forte spiritualità che deriva dalla consapevolezza della bellezza e della fragilità della vita che ci è stata data.
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19/03/2013 -
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