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Il 14 febbraio è approdato sugli scaffali l’ultimo lavoro dei Marta Sui Tubi “Cinque, La Luna e Le Spine”. Questo album è uscito in concomitanza con la partecipazione della band dai siculi natali ma bolognese d’adozione, al Festival più nazionalpopolare della Penisola,che si spera, abbia apportato la giusta visibilità ad un gruppo che risulta essere sconosciuto ai più, ma che in realtà è alla sua quinta realizzazione in studio. Il numero cardinale del titolo, è riferito agli sviluppi importanti dell’ultimo periodo per la band; cinque i cd compiuti,cinque gli anni della stabilizzazione definitiva della line-up a quintetto. La luna e le spine sono da ricondurre alla leggenda medievale che vuole Caino mandato al confino da Dio sulla luna ad espiare la sua colpa, condannato a portare in eterno un fascio di spine sulla schiena. Da qui la credenza che le macchie nere della luna altro non siano che le spine di Caino. Rispetto ai predecessori, questo lavoro risulta essere più compatto e con meno lungaggini girovago-ludiche. I virtuosismi vocali di Giovanni Gulino sono sempre presenti,come anche le chitarre pizzicate, il cantato-parlato, le accelerazioni di ritmo, mentre gli scioglilingua funambolici perdono presenza.
Il prologo è dato da Il Primo Volo caratterizzato da belle sonorità soft rock italiane,con il testo che narra la volatilità di certe amanti sfuggenti. Si prosegue con Dispari in perfetto stile MST con il tipico fraseggio lesto in odore di filastrocca e Vorrei ben strutturata ed orecchiabile. Apertura elettronica in I Nostri Segreti mentre a sorpresa approda come quinta traccia un’escursione linguistica in inglese,Vagabond Home, in cui il frontman si destreggia abilmente. Non udivamo l’idioma british, da parte dei nostri, dai tempi della cover di Tomorrow Never Knows dei Beatles inserita come ultimo brano in “C’è gente che deve dormire”. Tre si ammanta di sfumature jazz per buona parte della canzone con la voce di Giovanni calda e gravida di conturbanti attese che poi sfociano nel fraseggio speed costellato da carambole vocali,mentre cerca di convincerci che un triangolo amoroso non sarebbe così sconveniente. Maledettamente Bene è uno sfogo che azzarda un groove pesante nel giro centrale nel palleggio tra batteria-basso-chitarra, mentre La Polvere sui Maiali è una ballata dal ritornello crudo di una domenica pomeriggio pagana. Il senso di colpa e la conseguente voglia di redenzione serpeggia in alcune liriche del disco, soprattutto in Il Collezionista di Vizi, Grandine, Vorrei, Tre e Vagabond Home, e viene affrontato talvolta con ironica derisione o come un impellente ‘stream of consciuosness’. Questo disco cementifica la carriera dei Marta sui Tubi e riconferma la band come tra le più innovative del panorama italiano.
Ndr: ("Vorrei" e "Dispari", già presentati al Festival di Sanremo, sono i due brani prescelti per i videoclip. Vengono presentati al pubblico contemporaneamente proprio per creare, anche a livello di immagine, un filo conduttore che rendesse i due clip "fratelli", e immediatamente riconoscibili. In entrambi i videoclip si riflette il contrasto tra senso di colpa e perdono, già tema portante di tutto il disco, quinto lavoro del gruppo, in cui si analizzano in tutte le loro sfaccettature le complessità dei rapporti umani, dall'amore all'amicizia.)
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